collana poetál
   

 

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ordinalo senza spese di spedizione

 

 

titolo: "Che razza di mondo" - collana poetál -
autore Giorgia Monti -
(con alcune immagini tratte dalle opere di Fulvio Mordenti e “Bicio”)
ISBN 978-88-97424-23-9

©
febbraio 2012 - € 10,00 - pp. 88
in copertina,"La viaggiatrice", olio su juta by "Bicio".


Apoteosi di un attimo


Mi parli di fronte a un respiro
e quasi quasi ti sento.
La nudità sola mi sorregge
disegnandomi sul mio confine.
Mi spalmo la tua pelle
sul seno implorante
sfiancata da tutte le guerre.
Povero povero uomo
di cui non tollero l’assenza
vieni a coronarmi di soli
di incalcolabile potenza!
Piombami addosso
come il fulmine sul bagnato
e vestiti dei miei capelli
bui come la tua mèta.
Ricama i miei inguini
di lattiginose corolle
e raccoglimi nella forma
della tua debolezza!
Riversa su di me
la compattezza sfibrata
della tua essenza ubriaca
e inchiodami all’estasi
di un quadro perfetto.
Non fare nulla
che possa essere smentito.
Voglio scegliermi
quello che è eterno.

 

 

 

leggi qui una bella presentazione di Giorgia Monti su Versante ripido, fanzine a uscita più o meno mensile per la diffusione della buona poesia

 
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L'ep "Tra acqua e acqua" di Giorgia Monti è acquistabile e disponibile anche su
Spotify, con la possibilità di poter pre-ascoltare i brani.
4 tracce con un'impronta alla Laurie Anderson che spaziano tra il jazz, il pop e sonorità etniche.
Musiche e arrangiamenti: Fabio Fanuzzi e Mario Sboarina.
Album registrato con strumenti accordati alla frequenza naturale di 432hz.
Registrazione, missaggio e mastering
Fuzz studio recording e service audio.
Progetto grafico
Dissonanzeridondanti di Valentina Gaglione.
 
 


CHE RAZZA DI MONDO di Giorgia Monti

Dal centro dell’individuo, al centro del mondo, all’espansione della periferia, tutto si decompone, si disaggrega, si accascia per terra sgonfiato come un budello. Il cielo naviga nei cieli, però. La parola resuscita ogni sera dietro la silhouette della montagna crepuscolare e la poesia che la soccorre ha un moto silenzioso ed eloquente. Esaltata fino a diventare rossa come un sole, poi scura, poi buia. Poi zitta.
Le parole, certe parole, sono l’ultima àncora di salvezza per questo luogo fatto di tempo che si espande e si allontana. Così anche i sogni più pregni e torbidi e rumorosi hanno un moto silenzioso. E poi è già domani. Che razza di mondo. Fortuna che la parola azzittita di ieri sera resuscita nel chiarore albeggiante della forma originaria. La puoi trovare qui, in queste pagine. Perché questo è quello che accade nelle poesie di Giorgia Monti. Perché al principio e nel fondo di ognuna di esse il senso di tutte quante insieme rimane. Di modo che il pensiero e il suo linguaggio prendono forma nello spazio tra un giorno vecchio e quello nuovo. Budello rigonfio di tempo che sovrasta ogni individuo e il suo mondo. Senza che sia per forza oggi. Senza per forza domani. Mongolfiera diretta verso chissà dove.

Paolo West

 

 


Note di commento


E' sempre difficile entrare nel "mondo" delle persone. Aprirne le tende, carpirne i piccoli segreti e le ombre, svelarne le difficoltà, le remore, anche le gioie per pudore non si vorrebbero vedere…
Queste poesie di Giorgia Monti così svelano tanti aspetti della vita, della sua e della nostra: cose, momenti, situazioni che creano un mondo. E' tipico del femminile raccontare raccontandosi e in questi versi Giorgia ci mostra un campionario di umanità e di situazioni che vorremmo non leggere più, né che accadessero più. L'ironia rasenta l'amarezza e la delusione, il non tacere dell'autrice è quasi un grido che si alza permettendo la sua rinascita. Il titolo racchiude in sé tutta la tematica del libro. E come giocolieri traballiamo tra religione, costituzione, mondo minato. Ma quando impareremo ad essere liberi? E quando la paura sarà sconfitta? La paura di tutto è la paura del vivere in senso pieno e responsabile. Poesie asciutte, linguaggio diretto, domande efficacemente crude, spesso senza risposte.
Una poesia scritta per riflettere, per scuoterci. Poi arriva la morbidezza e un po' di tregua come in "Vacanze" e "Vedi?" sempre introspettive ma leggermente più rappacificate con questo mondo. La speranza è nel nuovo mattino con l'aroma del caffè.
Auguro a Giorgia di proseguire perché scovando le zone buie cresciamo tutti in questo nostro mondo che vorremmo molto diverso. "Se non siamo gigli siam pur sempre figli, vittime di questo mondo…" cantava De André ed è vero. Certo non siamo perfetti e mai lo saremo ma cambiare, migliorare, lottare per il cambiamento questo si può e si deve fare, e Giorgia ce lo ha illustrato molto bene regalandoci con coraggio e sincerità questi versi.

Nota di Gabriella Gianfelici, poeta e critica letteraria.


Una delle bellezze di questo libro sta nella capacità e generosità di Giorgia Monti di narrare storie, che possono essere un episodio veloce (un incontro inaspettato) o un tempo prolungato. In questa ricchezza di scene e immagini vi sono molti 'tagli' che ci tengono vigili durante la lettura, come se Giorgia ci stesse pizzicando per trasmetterci in parte le sue ferite passate e presenti: Ti presto due centesimi/perché tu vada a comprarti/il tuo primo pezzo di stoffa./Sopra puoi ricamarci una rosa/con la mia pelle morta./ (da: La tua testa) Sono le ferite di una donna che, giustamente, le mostra anche con orgoglio dopo la sofferenza subita ma vinta: L'idea di me come una corona sopra un'altra testa./Mi sa che hai sbagliato un conto o due, amico./Non ci sto dentro alla tua scacchiera lucida./ (da: La tua testa)
Giorgia riesce con versi ben mirati a dare le sensazioni che ognuno di noi ha provato nelle relazioni o verso il proprio destino: rabbia, sconforto, disgusto, ma anche orgoglio nel rialzarsi e ironia nel rivedere gli errori commessi e subiti. La tua bocca /che non si apriva e somigliava/più a un muro e al filo spinato. /Voglio farmi odiare/con il motivo. (da: Il motivo). Ci rivediamo tutti nelle sue parole, così precise e mirate nella rabbia verso il mondo. E se vi ci mandassi Tutti? /Tutti, uno a uno, /passo dopo passo, /scalino dopo scalino, /sulla torre dell'orologio da polso /della prima comunione. (da: Quello che volevo)
E' una donna che soffre e lotta, si piega ma non cede, si perde e poi si ritrova. Tiro sassi a due finestre aperte/di casa mia. /Sembrano vie di fuga/ mentre ci entro dentro. (da: Quello che volevo)
La figura maschile è ben presente nelle sue poesie, spesso come origine delle ferite, e causa del lento processo di rimarginazione. Ti ho visto/eri gobbo e goffo /ripiegato su una speranza che non hai. / (da: Il primo uomo).
Ma è anche una figura misteriosa e affascinante come in Assiettate, di cui non abbiamo bisogno di sapere dati anagrafici o altri elementi ordinari (età, lavoro, altezza, occhi…) perché Giorgia, con poche parole e all'apparenza insignificanti, ci dà tutta l'immagine curiosa di questo uomo: Quando l'ho visto aveva i pantaloni bianchi/e una fame gialla./ E' un incontro che rimane ricco di mistero, forse perché, a differenza di altre presenze maschili del libro, questo la fa sentire in modo positivo: E io, su un piede solo, seminai viole e tulipani.
Non vi sono solo tagli di dolore, bensì anche di vita che sgorga da aperture nel corpo e nell'anima e che dà forte consapevolezza all'autrice. Cammino bene da sola/e voglio che tu sappia/che la luce di questa mattina/è tutta roba mia. / (da: Senza titolo 1)
Immancabile nella sua poetica è l'ironia rivolta a ciò che la circonda e che, a dimostrazione di gran intelligenza, mira anche all'autrice stessa. E dalle mie labbra piovvero/farfalle e aerei che si spararono in ogni direzione/visto che non ne avevano nessuna/da est a west/attraverso il tropico degli accidenti/oltre il triangolo delle mie mutande. (Da: Da est a west)
L'amarezza dà spazio alla consapevolezza e ad una visione meno rabbiosa, pur se disincantata. L'autrice dopo le sofferenze ha acquistato più forza e saggezza: Ho solo capito che resta/sempre la sete/e una bottiglia ancora da aprire. (da: La sete)


Nota di Serena Piccoli, poeta, drammaturga, scrittrice


Piccoli legge Monti


Che potenza nei versi di Giorgia! Sono forti, freschi, originali. L'elemento più felice di sicuro sono i FINALI (e non è poco!).
Nella forma è l'uso di rime, ripetizioni, metafore ardite, giochi linguistici, ogni genere di parola: da quelle acculturate alle parolacce attuali…al dialetto napoletano.
In genere le poesie sono molto lunghe, con una particolare disposizione tipografica sulla pagina, con rientranze, che formano quasi un disegno. E' come se Giorgia avesse bisogno di lunghezza per potere esprimere ciò che pensa su un certo argomento e sembra che mai possa bastarle questo pensare…: sorta di "Poesia narrativa".
Il tono è fra il realistico/quotidiano e l'immaginifico/surreale/ grottesco, sia nei pensieri sia nelle parole.
I TEMI ricorrenti: fiori- colori (bianco, nero, rosso, rosa) - teoria dell'attimo - bere - alcol - fumo - amore - sesso - musica - (ci sono parole delle canzoni) - cibo - sale - scarpe - piedi - danza - festa - porte - finestre - vento - pioggia - luna - mare - campagna/città - asfalto - treno - viaggio - paure. Protagonista è il corpo; a volte, addirittura vivisezionato fin nelle viscere, quasi da genere horror…
Queste caratteristiche (fisicità, quotidianità, fantasia, eccetera) sono tipiche della scrittura al femminile e questo per me è un complimento!
Spesso c'è IRONIA: "… ma io sono astigmatica". Tutti e 5 i sensi sono presenti, in particolare il gusto e così i 4 elementi.
Una cosa che mi ha colpito favorevolmente… è che alcuni elementi di ispirazione sono uguali ai miei, nonostante la grossa differenza d'età!
Giorgia ha una voce personale, unica, individuale. C'è ancora da lavorare, ma promette bene. Ad esempio, c'è probabilmente da levare alcune prolissità, da tagliare, sintetizzare, al fine di rendere tale voce ancor più tagliente ed incisiva. Forse in alcune poesie sono troppe immagini di genere diverso, che causano un po' di ridondanza (anch'io ho questo problema). Alcune poesie, però, sono brevi, scarne, diverse. Mi hanno ricordato il "poeta/giocoliere" di Palazzeschi.
Evidente la ribellione contro il genere maschile e contro una società perbenista e ipocrita. Una vera figlia del '68!

Nota di Serenella Gatti Linares, poeta e scrittrice


La poetica di Giorgia si regge su un fluire incessante di parole che si rinnovano continuamente e che incalzano e che precipitano e che si ingrossano e poi si frantumano come le gocce di una cascata fumante che spesso fa sentire il suo rombo assordante che rende attoniti… muti e sordi… di fronte al mistero della vita, della sua carnalità, della sua pulsione erotica…

Nota di Carla Grementieri, poeta, scrittrice, fotografa

 

Divertente riflessione che sbeffeggia gli stereotipi contro la poesia.
Ideato da Serena Piccoli, con Giorgia Monti e Serena Piccoli.

   
 
 
 
 

 

Giorgia Monti vive la scrittura come urgenza di verità. Oltre che della raccolta di poesie “Che razza di mondo”, è autrice di racconti brevi, nonché titolare di numerosi laboratori di scrittura creativa. Attualmente sta lavorando alla sua seconda silloge poetica di cui già è possibile gustare il poetrytrailer “La Balena” che trovate qui sotto in basso più in giù...

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"La Balena"
di Giorgia Monti
Voce - Giuseppe Viroli
Danza - Simona Santolini
Fotografia e Montaggio - Alessandro Quadretti

   
 
GUARDA IL VIDEO IN MODALITÀ SCHERMO INTERO