|
|
![]() |
|||||||||||
|
collana
i quaderni di Cico
|
||||||||||||
|
|
Adelaide
è un nonluogo, la Paris nellentroterra del Texas,
è lIdaho di Mike Waters. (continua)
|
|||||||||||
|
(segue) Dalle finestre larghe alla francese della sua camera al primo piano del motel Boomerang si vedono le auto sfrecciare sullAurelia, imboccare il Grande Raccordo Anulare e viceversa. LAurelia, la lingua dasfalto grigio pastello dove Sara tutte le sere si offre ai camionisti e da dove non si vede il mare. Dove in compagnia della sua lumachina Sara sogna il mare, sogna Adelaide. Sara che ha visto il mare solo una volta. In televisione. In bianco e nero. Cera John Garfield che sorvolava Pearl Harbor con il bombardiere Boeing B-17 Flying Fortress.
|
||||||||||||
|
Il gioco, di per sé, sembra facile. Lo pensano tutte. Una volta Alice gli disse che era facile, facile come bere un bicchiere dacqua, ah. Ma non lo è. Alice non sapeva di cosa stesse parlando. Cè bisogno di attenzione, disciplina, occhio allenato. Devi padroneggiare una buona memoria per tenere i conti, e una discreta capacità con la matematica per fare le addizioni. Senza calcolatrice. A mente. E devi conoscere un sacco di modelli, devi aggiornarti sugli ultimi usciti, e conoscere anche le auto depoca, e anche i modelli stranieri, visto che ci sono tanti turisti la maggioranza però di solito si muove in bus o con il treno, fortunatamente. La biblioteca di Sara era il patio del bar del motel Boomerang: sotto alle pile di riviste sporche illuminate da una piantana, cerano sempre delle riviste automobilistiche, a volte addirittura nuove, rivestite di cellophane; e lei, seduta su una delle due poltrone di pelle marrone con i braccioli gonfi, si divertiva a spogliarle, a spingere le dita, infilarle nel cellophane, che sembrava una tela di ragnatela, finché non le bucava. Infine le appallottolava fino a farla diventare una pallina grigia, un piccolo uovo tondo e leggerissimo. Le Fiat, pensò, mamma mia quante Fiat. Sedici Panda, diciotto 600, una Regata, verdone e senza cerchioni, e una 500, bianca. Era lauto preferita di Kyoto. Lei la chiamava kawaii, non la chiamava 500. Kawaii in giapponese significa carina, gli spiegò Kyoto, e aggiunse che anche se non ha laria condizionata, lairbag e tutte quelle cose lì, almeno ha il riscaldamento. Lo diceva con una tale austerità che era quasi buffa, Kyoto. Per Sara era ovvio, eh, tutte le macchine hanno il riscaldamento, così faceva spallucce e non diceva niente. Talvolta le succedeva di vedere una Maserati filare come il vento, o una macchina depoca, o una di quelle strane macchine americane che sembrano astronavi, come quella volta che aveva visto una Studebaker e una Packard e una Buick, tutte lo stesso giorno, ah, che giorno fortunato, glorioso, magnifico. Era come vedere una stella cadente. Allora Sara chiudeva gli occhi ed esprimeva un desiderio. Quel giorno Sara di desideri ne espresse tre. Se ne avverò solo uno, il terzo. Il terzo desiderio era quello di un animale, per compagnia. Era indecisa fra un cane, un porcellino dIndia e un gatto come di quelli che troppo spesso vedeva sulla tangenziale, ma senza budella di fuori. E comunque, dopotutto, luno valeva laltro; bastava che non si sentisse sola, in quei giorni sconsolati, sotto quel cielo di ghisa e poliplatt. Sara, la
piccola Sara. Sara che pensava che i desideri si avveravano subito, allistante,
dovette però attendere lestate. (...)
|
||||||||||||
|
John Elefante è nato a Roma l11 maggio del 1983. Abbandonati gli studi presso il CSC comincia a lavorare a Cinecittà. Dopo brevi ma intense esperienze a Edimburgo e a Londra torna a Roma, si sposa e comincia una serie di esperienze eterogenee e picaresche: commis di sala, idraulico, manovale, agente di commercio Nestlè, montatore dinfissi, grafico pubblicitario, bagnino, caporedattore, videomaker, tecnico hardware, addetto alle pulizie, imbianchino, fotografo, portiere, logistic manager, rilevatore dati Danone. Collabora a diverse fanzine, blog e lavora fra Roma e Londra come production designer per alcune case di produzioni cinematografiche indipendenti. Nel 2012 ha pubblicato Tre metri sotto terra (romanzo, Besa Muci).
__________________________ |
||||||||||||