temalibero
 
 

 

 

ordinalo senza spese di spedizione

 

titolo: "GHIRIADOR"
collana temalibero
autore Gianluca Compierchio
ISBN 978-88- 95106-10-6
€ 15,00 - pp.505 - © 2010 in copertina,studio e illustrazione di Simone Pieralli


Un vecchino spaesato e un buco nero ci trascinano in un altro mondo fatto di città fantasma, lucciole umane, uomini salamandra e draghi.

Leggendo il libro però scopriamo insieme a Peter, Drake, Phantir e Ugarbo Lettrig che vizi e virtù sono gli stessi del nostro mondo, dell’essere umani ovunque e comunque.

Così, eliminando confini e pregiudizi, l'autore riesce a farci affezionare ai personaggi, confondendo il bene e il male, portandoci in un mondo fantastico popolato soprattutto da noi stessi con i nostri limiti, le nostre paure ma anche con la nostra parte migliore: onestà, caparbietà, amicizia…valori che sembrano superare la “prova del buco nero...”.

 

 

 

 
 

Brano tratto da "GHIRIADOR"

(...)

Una carrozza costruita con elegante legno di quercia e con un grosso blasone posizionato esattamente nella parte superiore della porta - raffigurante un cerchio con al suo interno tre stelle - si fermò di fronte ad un grosso edificio costruito in pietra. Era davvero imponente: un maestoso palazzo con tre navate e il tetto a cupola, numerose torri e finestre dappertutto. Molte fiaccole si trovavano all’esterno dell’edificio e dalle imponenti finestre era possibile ammirare le grandi fonti di luce artificiale prodotte dalle nuove lampadine ad incandescenza, una delle ultime scoperte dell’epoca. Inoltre facevano attenta guardia al palazzo decine di sentinelle dallo sguardo vigile, mentre altre dimostravano di avere alcune ore di sonno arretrato, anche se nel momento in cui la carrozza con il blasone a forma di cerchio con le tre stelle si fermò dinanzi al palazzo, tutte le sentinelle si portarono sull’attenti.
Un valletto alto e sottile con la faccia untuosa e servile corse immediatamente ad aprire la porta della carrozza, quasi come se da questo gesto dipendesse la sua vita. Dopo averla aperta ed essersi spostato lateralmente per non ostruire il passaggio dell’uomo che in quel momento stava uscendo dalla carrozza, il valletto sembrò molto più sollevato, anche se si affrettò subito a esclamare in tono profondamente rispettoso: «Buonasera signorino Pendle”.
Dalla carrozza era fuoriuscito un ragazzo alto vestito in modo impeccabile: lucide scarpe nere con un pantalone nero nuovo di zecca, camicia e panciotto bianchi infilati elegantemente nei pantaloni e un’ elegante giacca scura. Le mani erano ricoperte da guanti bianchi. Nella destra stringeva un classico bastone nero da passeggio, benché certamente non ne avesse bisogno per appoggiarsi, giovane com’era, mentre con la sinistra stringeva un sottile bastoncino di legno a cui era attaccata una bianca maschera che copriva la faccia, lasciando scoperti solamente gli occhi. Quegli occhi erano molto strani: il colore era castano chiaro, ma tra i due c’era un piccola differenza, infatti l’occhio sinistro era più chiaro del destro, anche se questa particolarità sarebbe saltata all’occhio soltanto a un attento osservatore. A completare il tutto si aggiungeva un lunga tuba nera portata con eleganza sulla testa del giovane, dalla quale si potevano intravedere folti e lisci capelli biondi che ricadevano ordinatamente sulla fronte e su un po’ della maschera bianca.
«Signor Pendle prego, non sono più un signorino, ho diciassette anni” mormorò il ragazzo, la voce seccata per essere stato chiamato ‘signorino’ perfettamente udibile, mentre si voltava verso il valletto e lo perforava con lo sguardo.
«M-mi scu-s-scusi s-signor Pendle, non v-volevo di certo mancarle di r-ri-rispetto, sono c-costernato…” iniziò a balbettare quest’ultimo, i lineamenti del volto nuovamente tesi.
«Ehi, stai tranquillo, dopotutto ognuno di noi può sbagliare” rispose il giovane in tono divertito, contento che il valletto avesse capito di doverlo trattare con il dovuto rispetto. Poi si voltò verso la carrozza.
«Cocchiere, torna qui fra circa due ore, a mezzanotte precisa: è gradita assoluta puntualità e non sono un tipo a cui piace attendere, siamo intesi?” disse il giovane rivolgendosi al cocchiere. Quest’ultimo lo riverì con un piccolo inchino della testa e dopo qualche secondo la carrozza era già lontana.
Nel frattempo il valletto si avvicinò al ragazzo che tuttavia non sembrò averne notata la presenza.
«Palazzo Reyuba, un capolavoro di architettura inglese…è proprio vero, la nostra arte nel costruire edifici è la migliore al mondo, non trovi anche tu?” sospirò il nuovo arrivato con voce sognante, parlando più a se stesso che all’uomo accanto a lui, sempre senza distogliere lo sguardo dal monumentale edificio che aveva inesorabilmente catturato la sua attenzione. «Certamente signor Pendle, lei ha perfettamente ragione” rispose il valletto.
«Quando le è gradito sarò lieto di accompagnarla all’interno del palazzo: la festa è iniziata e tutti all’interno si stanno divertendo” affermò, mormorando le ultime parole con un tono risentito appena percettibile che comunque non sfuggì al giovane.
«Ehi, se vuoi andare anche tu a divertiti là dentro non preoccuparti, riferirò io al signor Richardson che il suo bravissimo valletto si è preso una meritatissima pausa dal lavoro” assicurò in tono scherzoso il ragazzo, scrutando l’uomo che continuava a camminare in avanti senza nemmeno voltarsi per guardarlo, come se il signor Pendle avesse appena detto qualcosa di molto sconveniente.
«La ringrazio signor Pendle, ma a me piace lavorare e ci saranno altre occasioni per prendere parte a questi festini…ecco, siamo arrivati” annunciò il suo accompagnatore dinanzi ad un portone di legno, sicuramente una qualità molto pregiata. Su quest’ultimo erano incisi dei simboli che il giovane non riconobbe e sopra ogni glifo troneggiava maestoso un cane con una corona sulla testa, simbolo della ricca e potente famiglia Richardson.
Il valletto bussò sul grande portone e un foro rettangolare si aprì. Due occhi guardinghi li scrutarono intensamente per qualche secondo, dopodichè sparirono e il foro rettangolare si richiuse.
Un rumoroso clangore annunciò l’apertura del grande portone, seguita da grandi fiotti di luce che costrinsero il giovane a chiudere istintivamente gli occhi. Una volta che si fu abituato alla nuova luminosità riuscì a scorgere un grosso corridoio illuminato principalmente da lanterne, mentre in alcune zone sporgevano alcune grosse lampadine ad incandescenza, invenzione recentissima di un certo Thomas Edison, una cosa molto di moda da qualche tempo. Con la maschera sempre saldamente tenuta sul volto il giovane continuava ad ammirare le lampadine quando un uomo panciuto, vestito come lui ma molto più basso, con grossi baffoni marroni, radi capelli dello stesso colore e piccoli occhietti neri gli venne incontro, le braccia aperte e un sorriso smagliante dipinto sul volto, i denti dorati che sembravano lottare per spiccare rispetto agli altri naturali che l’individuo grassottello aveva deciso di non sostituire. Almeno per il momento.
Appena quest’ultimo si avvicinò a lui il giovane lo riverì subito con un debole inchino, la maschera sempre sul volto, segno di rispetto in quanto al momento si trovava dinanzi al padrone di casa.
Sir Jonathan Richardson, il più grande commerciante di tutta l’Inghilterra e amico intimo della regina Vittoria. Chi voleva essere considerato un nobile d’élite doveva per forza conoscere quell’uomo.
“Buonasera Sir Richardson, il vostro palazzo si dimostra sempre più stupendo ad ogni mia visita” lo riverì il giovane, spostando il bastone dal palmo destro al braccio destro e porgendo la stessa mano all’uomo. ‘Questi saluti sono soltanto un’ inutile perdita di tempo, è solo contento perché grazie al mio arrivo potrà aggiungere un altro nobile alla lista dei suoi invitati’ pensò il ragazzo tra sé e sé, ben attento a sorridere di fronte al padrone di casa. Quest’ultimo ricambiò con energia la stretta di mano.
“Peter Pendle, è un piacere averla qui nella mia umile dimora, anche se tanto umile non è, non trova?” sussurrò Richardson a Peter, il sorriso sempre più largo ogni minuto che passava.
“Indubbiamente questo è l’edificio più bello nelle vicinanze, oserei dire paragonabile al palazzo reale, Sir Richardson” intimò Peter, utilizzando un tono quasi confindenziale.
“Sono contento che le piaccia, signor Pendle. Sarei lieto di accompagnarla nella sala da ballo, dove sto intrattenendo i miei ospiti. Spero che lei si unisca alle danze, ho assunto dei grandi violinisti per questa serata e tutti sembrano gradire” si vantò nuovamente il paffuto signor Richardson, voltandosi e iniziando a percorrere il lungo corridoio, seguito a gran ruota da Peter.
“Non sono certamente definibile un buon ballerino, tuttavia le assicuro che farò uno sforzo per ricambiare la sua infinita cortesia” assicurò il giovane Peter. ‘Certo che ti ricambierò, caro il mio pollo’ pensò nello stesso momento, sghignazzando in maniera impercettibile. I due percorsero ancora un pezzo di corridoio e ad un certo punto il signor Richardson si fermò indicando un’immensa porta dello stesso legno utilizzato per il portone esterno.
“Prima gli ospiti” affermò il paffuto nobile, inondandolo con un grosso sorriso mentre bussava tre volte alla porta.
“La ringrazio, Sir Richardson” rispose educatamente Peter mentre la porta che conduceva alla sala da ballo si aprì, irradiando il suo vestito di una luce ancora più sfavillante di quella che lo aveva invaso lungo il corridoio appena attraversato.
‘E ora è arrivato il momento di alleggerire questi nobili, sia di denaro che della loro convinzione di essere i migliori’, pensò sorridente varcando la porta della sala da ballo.

(...)

 

 

 

Gianluca Compierchio, maggiore di due fratelli e una sorella, è nato a Vigevano (Pavia) il 7 gennaio 1992, vive felicemente con la sua famiglia a Cerignola (Foggia), frequenta il liceo classico e scrive fin dall'età di undici anni.
Il suo più grande hobby è la lettura, specialmente libri di genere fantasy, sebbene apprezzi molto anche i gialli. I suoi autori preferiti sono J.K.Rowling, Christopher Paolini, C.S.Lewis, Stephenie Meyer e Arthur Conan Doyle. La sua passione per la lettura è iniziata sfogliando le pagine della saga di “Harry Potter”.

L'indirizzo e-mail a cui è possibile contattare l'autore è giancompier@yahoo.it