i quaderni di Cico
 
 

 



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titolo: "Le ragazze del MalEssere"
collana
i quaderni di Cico
autore: Laura Cesarano Jouakim
ISBN 978-88-32124-51-4
€ 15,00 - pp.128 - © 2023
In copertina, concept grafico di Javier Guado.


Questo lavoro parte dall'osservazione di un particolare fenomeno esploso sui social come emblema e risultato del disorientamento di ragazze e ragazzi in fatto di educazione sentimentale e sessuale. È il fenomeno del Malessere...

(continua)



 
 
 


Questo lavoro parte dall'osservazione di un particolare fenomeno esploso sui social come emblema e risultato del disorientamento di ragazze e ragazzi in fatto di educazione sentimentale e sessuale. È il fenomeno del Malessere, il nuovo modello maschile abusante e maltrattante che ha preso il posto del principe azzurro nell'immaginario di molte adolescenti e giovani donne e che si traduce nella ricerca di una relazione sentimentale tossica e distruttiva. Il punto di osservazione è quello di un'insegnante che descrive il fenomeno attraverso le storie di sei ragazze, schermate da nomi simbolici e appena tratteggiate e mescolate tra loro in modo che nessuna possa riconoscersi in esse e che ciascuna possa riconoscervi una parte di sé. Parti dell'opera sono dedicate alla questione dell'emergenza educativa che ha abbandonato a se stesse le nuove generazioni. L'educazione sessuale maschile affidata ai social e alla pornografia, quella femminile sospesa in una zona grigia tra l'antica repressione e l'attuale assenza di riferimenti: un mix micidiale che sembra fornire l'humus ideale per tutte le forme di violenza di cui sono vittime le donne. Attraverso stimoli in forma di esercitazioni, lettere, riferimenti letterari e spunti di attualità, questo libro si propone di offrire un contributo di consapevolezza alle ragazze affinché possano partecipare attivamente allo sforzo corale necessario per un urgente cambio di direzione.

(Laura Cesarano Jouakim)

 
 


Brano tratto da "Le ragazze del MalEssere":

 

Introduzione

Le ragazze hanno smesso di aspettare il principe azzurro. Sarebbe un’ottima notizia se non avessero, intanto, iniziato a cercare il Malessere. Così molte oggi si esprimono quando parlano del loro ragazzo. “È il mio Malessere”. Così è stato battezzato sui social, con codazzo di canzoni dedicate, l’ambìto ideale maschile che si presenta come l’apoteosi di tutto quanto di tossico possa trovarsi concentrato in un uomo solo. Maltrattante, abusante, prepotente, manipolatore, egoista, infedele e spesso con la fedina penale non proprio immacolata. Il campanello d’allarme è suonato in classe, in contrappunto alla campanella che scandisce le ore. Le storie di sei ragazze, schermate da nomi simbolici, appena tratteggiate e mescolate in modo che nessuna si possa riconoscere in esse ma che tutte vi ritrovino un po’ di sé, si alternano a spunti di risveglio e alle riflessioni su una società che si sta rivelando sempre meno a misura di donna. Peggio: sempre più insidiosa e pericolosa per le donne. Madri e padri, anche quando presenti nei certificati dell’anagrafe, sempre più spesso non trovano spazi alla guida delle vite di figlie e figli. Molte volte neanche della propria, attraversata da tempeste economiche e turbolenze sentimentali ed emotive. L’intera comunità educante in mancanza di forme strutturali di intervento fa leva, quando c’è, sulla propria buona volontà. L’educazione sessuale dei maschi è affidata alla pornografia, ai social e allo sgangherato gruppo dei pari. L’educazione delle donne è rimasta a mezz’aria tra il tempo mai troppo lontano della feticizzazione dell’imene e il tempo attuale della disinibizione condizionata. Libere solo fino al limite arbitrario e variabile oltre il quale vengono bollate, additate e diffamate come scarti senza valore, le ragazze sono a loro volta disorientate. Ammiccano alla società che le vuole ricacciare nel mondo degli oggetti, subiscono la violenza che continua a colpirle in tutte le forme e da tutte le direzioni e a quella violenza fatalmente ritornano sulle proprie gambe, attraverso scelte sentimentali autodistruttive. A loro è diretto questo lavoro, come atto d’amore e di speranza e come strumento da utilizzare lungo il cammino di un cambiamento urgente.

 

Uno

Allungano il collo dalla soglia dell’aula, fingendo un interesse debordante per l’insegnante in arrivo soltanto per scansionare una volta di più il corridoio alla ricerca di tracce.
Queste che dovrebbero essere sbirciate da lontano da primiberbi adolescenti ostaggi della tempesta ormonale impastata a brufoli e timidezza, come le fanciulle in fiore di Proust, pendono invece dal ciuffo ingelatinato di strani esseri antropomorfi che le tengono in scacco.
E io vorrei camminare sulle mani per liberarmi da questa visione capovolta. Ma sono sui miei piedi e sui miei anni, sola in mezzo ai loro.
Ci sono, sì, quelli ancora impauriti davanti alle loro guance lucenti, allo svolazzo quasi ritmico dei loro capelli, ai crop top che indossano anche nei giorni della merla e nonostante i divieti. Ma quelli sono fuori campionato. Sono i coetanei.
Gli occhi che misurano il corridoio a ogni rintocco d’ora sono rivolti alla ricerca di quelli più grandi. Due, tre classi avanti.
Sono ansiose, scontente nel saliscendi dei loro pensieri che inseguono la corrente alternata dei nuovi belli e dannati. Bellini e dannatini, direi con materna condiscendenza mentre la definizione naturale mi rimanda a James Dean e percorro all’indietro la linea del tempo per cercare di capire che cosa abbiano mai di particolare da mobilitare tanto precoce e sproporzionato tormento.
Le osservo. Sono belle, ciascuna a modo suo e al di là del senso strettamente estetico. Un giorno, guardando vecchie foto, avranno nostalgia e tenerezza per quegli occhi puliti, per quel miracolo di ingenuità e freschezza, di giovinezza e fragilità che si può racchiudere nell’espressione “tutta la vita davanti”. Sentiranno la mancanza del binario che per qualche anno continuerà a condurle, prima di lasciarle alla stazione chiamata “Fine della visita guidata: arrangiatevi”, dove le attendono solo biciclette da pedalare e navigatori satellitari che perdono il segnale e che prima di arrivare a destinazione le manderanno per vicoli ciechi, giri a vuoto, sterrati di campagna e campi coltivati, retromarce in extremis su bordi di strapiombi e nuovi calcoli dell’itinerario. Ma si vede che non lo sanno.
Non lo sanno e si vede da tutta quella sofferenza fuori luogo, fuori misura e fuori contesto, dalla perenne insoddisfazione, dai complessi con cui si torturano confrontandosi ai modelli filtrati che le sbeffeggiano dai loro dispositivi, e da certi altri strani fenomeni sui quali mi sono imposta di informarmi, perché pur dando per assodato che l’adolescenza sia tempesta di cambiamento, continuo a non capacitarmi di ciò che vedo e dirò sulle ragazze e sulla loro relazione con quella che, come in uno strano rituale collettivo o come un flash mob convocato da chissà chi e da chissà dove proprio qui e ora, nel mezzo di questa loro età, hanno deciso di eleggere altra metà del buio.

 

(...)

 

 

 

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Laura Cesarano Jouakim, nata a Castellammare di Stabia (Napoli) nel 1970, è giornalista e docente di Lingua e Letteratura Italiana nella scuola secondaria di II grado. Con la casa editrice Tracce ha pubblicato i saggi Gesù, il Buddha e la Legge della vita e Dalla Parola ai fatti. Ha inoltre pubblicato con Maria Pacini Fazzi Editore la biografia Lina Merlin per la collana "Italiane" e con le edizioni Pagine per la collana "Riflessi" una breve raccolta di poesie. Nel 2022 è stata premiata al concorso di poesia Genius Loci. Già redattrice del quotidiano Il Mattino, è esperta in Counseling breve e in Comunicazione e Mediazione Interculturale.

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