collana temalibero
   

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titolo:"Una tigre non è un albero"
autore: Diego Santini
collana temalibero
ISBN 978-88-32124-30-9
© 2021 - € 12,00 - pp. 144


Sono pagine di pensieri,
per chi vuole pensare. Non
ho la pretesa di fornire un testo scientifico ma di presentare delle osservazioni, degli spunti di riflessione da un punto di vista eco-sentimentale, etico e biologico. È un tributo di riconoscenza al mondo vegetale e a tutto il globo animato, alla sua importanza, alla sua bellezza e "umanità".

(continua)


 
 

(segue)

Ogni giorno mi sento in debito con la natura per le emozioni che mi regala. Per salvarla è indispensabile recuperarne il rispetto e l'ammirazione: oggi il pianeta è NOSTRO in quanto NON È SOLO NOSTRO. Ci sono parole che portano lontano, quelle che incontrerete in questo libro invece vi avvicineranno a voi stessi e a quel mondo naturale che accompagna l'uomo da milioni di anni. Basta un tocco… aprire una pagina a caso, come fosse un gioco...

(Diego Santini)

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Brano tratto da "Una tigre non è un albero"

QUELLA PRIMAVERA...
DOPO IL COVID-19 SAREMO COME LE PIANTE O RIMARREMO I SOLITI “ANIMALI”?

La vita è cambiamento, la natura muta in continuazione e noi altrettanto. Una trasformazione non avviene mai spontaneamente ma si sviluppa per necessità, in seguito a una forzatura del sistema. Quello che questo virus ci ha imposto è stato estraneo alla nostra volontà ma per sopravvivere l’abbiamo dovuto accettare. Ogni evento traumatico porta con sé un messaggio distruttivo e costruttivo. Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi, sono dolorose e non solo da un punto di vista sanitario ma pure strumentale, come l’inaspettata fragilità di tante attività umane. Per una volta non ci siamo sentiti più i padroni del mondo e abbiamo avvertito quell’inquietante sensazione di vivere su un pianeta che improvvisamente si è oscurato. Probabilmente arriveremo a comprendere che cosa oggi ci minaccia e che, di conseguenza, domani non lo farà più. In questo vuoto epidemico non c’è solo paura ma esistono delle preziose opportunità e non solo virtuali. In poco tempo ci siamo resi conto di quanto è difficile convivere con l’isolamento e di come prendere coscienza di ciò che è veramente importante nelle nostre vite. Pensavamo che il benessere materiale ci mettesse al riparo da ogni bisogno invece non era così. Molte cose sembravano indispensabili mentre sono risultate inutili o comunque non prioritarie. Nella nostra scala dei valori la salute, piuttosto che l’autosufficienza e la solidarietà non erano di certo in cima alla lista mentre adesso sono tornate prepotentemente di moda. Mi verrebbe da dire: “Prendiamola con Filosofia”, nel vero senso della parola però. In questo momento sta a noi scegliere quale insegnamento portare a casa, provando a frenare per una volta certe passioni che ci rendono così turbolenti e recalcitranti verso la riflessione. Erano giorni di primavera e nell’aria si respirava qualcosa di diverso. L’atmosfera non era soltanto surreale e nuova ma più naturale, più vera e quindi a noi sconosciuta. Aprendo le finestre non percepivamo solo un mondo più colorato e pervaso di suoni ambientali ma pure che c’era qualcuno che non sentiva la paura della fine. Era la natura che appena noi smettiamo di parlare riprende fiato. Lei è qui, come sempre, e risponde ai bisogni umani. Ancora una volta ci fa vedere i nostri limiti, ci dimostra quanto siamo fragili e quanto ci farebbe bene un certo ridimensionamento. Non saremo così stupidi da non capire le regole base di come funziona la vita? In questo contesto il mondo naturale ancora una volta ci suggerisce la strada da seguire per non estinguerci in breve tempo. Le piante conoscono le leggi del cambiamento, della capacità di adattarsi e della cooperazione ed è giunto il momento di ascoltarle. L’uomo è stato costretto a fermarsi e la natura ne ha tratto un vantaggio, riconquistando una parte degli antichi spazi. Caprioli, cervi, delfini e acque limpide come il canto degli uccelli torneranno ad essere un miraggio se non diventeremo consapevoli del valore universale della salute, sia per l’umanità che per il mondo naturale. Siamo nel bel mezzo della sesta estinzione di massa che sta procedendo a una velocità incredibile, mai vista prima d’ora. Si stima che il tasso attuale di scomparsa delle specie viventi sia da mille a diecimila volte più rapido delle altre volte. Neppure la caduta di un meteorite di proporzioni gigantesche avrebbe creato un danno del genere. Solo l’uomo può essere più efficiente e devastante di una catastrofe naturale. Oggi il 25% degli uccelli, il 30% dei rettili, il 50% delle piante da fiore è a rischio di estinzione ma c’è ancora una speranza e dobbiamo essere ottimisti. In questo senso la pandemia da Covid-19 potrebbe aiutarci e insegnarci, attraverso l’osservazione della natura, come fare a sconfiggere una tale minaccia. In quei giorni i 2/3 della popolazione mondiale sono stati costretti a rimanere in casa a condurre una vita da vegetali: è proprio da questo tipo di esistenza che potrebbe partire la nostra rinascita. Abbiamo sperimentato che cosa vuol dire vivere come le piante, cioè avere la possibilità di muoverci senza poterci spostare da dove viviamo. In questa vita così poco dinamica abbiamo però avuto la possibilità di osservare in modo più attento quello che ci circonda, attraverso i nostri occhi, quelli della televisione o del pc. E al pari delle piante abbiamo potuto raggiungere un’idea molto più dettagliata e consapevole dell’ambiente che ci circonda. Fino a qualche tempo fa quanti di noi si sarebbero soffermati su dei pensieri così futili? I satelliti ci hanno mostrato un calo importante dei livelli di inquinamento durante la fase di quarantena e i ricercatori della Columbia University (USA) hanno confermato che la diminuzione dei livelli di smog era più evidente nei paesi dove la diffusione di Covid-19 è stata maggiore come la Cina e il Nord Italia. Limitare l’inquinamento quindi non è più un’utopia... C’è stata, e non per caso, anche la riduzione del rumore sismico, quello cioè prodotto dalle vibrazioni della crosta terrestre e provocato dalle attività umane. Prima della pandemia si potevano notare delle differenze fra il pasticcio registrato di giorno e il silenzio della notte, come pure un movimento tellurico diverso fra giorni feriali e giorni festivi. In quei giorni invece il mondo era più tranquillo e più vero. La famosa rivista Lancet, riferimento scientifico mondiale da quasi due secoli, pubblicò qualche anno fa uno straordinario rapporto in cui veniva confermato come la deforestazione, il disboscamento, l’edificazione e l’estrazione di materiali dal sottosuolo aumentasse il rischio di epidemie. Sembrava impossibile da credere eppure i report non lasciavano dubbi. Tutto questo però sarebbe stato difficile da capire senza una vita in stile green, anche se obbligata come avviene adesso. È sempre difficile ascoltare chi canta fuori dal coro, specialmente se chi lo fa sono esseri silenziosi come le piante. Eppure continuano a parlare, anche nei momenti difficili, e ci raccontano quanto, per tutti, è preziosa l’attenzione alle risorse. Nei giorni di clausura casalinga anche noi siamo diventati parsimoniosi e attenti a ogni spreco alimentare. Probabilmente lo facevamo più per evitare la fila fuori dai supermercati piuttosto che per garantirci la fornitura di frutta e verdura, di pane o sapone in un momento di crisi. Ovviamente le piante non dipendono, come noi, né dall’industria né dai trasporti ma fin dalla preistoria dimostrano di ragionare nello stesso modo: agiscono, si moltiplicano e vivono in base alle risorse che hanno a disposizione. Ci spiegano inoltre l’importanza di comunicare e di scambiare informazioni per aiutarci reciprocamente a sopravvivere. Pure noi, in quel momento abbiamo dovuto essere un po’ piante e siamo tornati a sentire il bisogno di relazionarci. L’abbiamo fatto con il telefono o attraverso Internet ma quello che ci mancava di più era un sorriso vero e naturale, senza schermi. Con le mascherine abbiamo parlato con gli occhi, letto gli sguardi ma non il profilo delle labbra. La paura del contagio ha spinto molte nazioni a chiudere le frontiere verso quei paesi che erano più colpiti dall’epidemia; ha fatto annullare voli, respingere turisti e viaggiatori, ha sconsigliato i contatti diretti e ogni tipo di relazione, perfino quelle commerciali. Anche in questa situazione le piante ci hanno dimostrato come il loro successo passa da una filosofia sociale. Loro sono una comunità, ogni albero è una comunità e non esiste il singolo soggetto. Hanno inventato una società di mutuo soccorso indispensabile per la sopravvivenza. Hanno la consapevolezza di essere individui ma di vivere secondo un pensiero collettivo, che operi e funzioni anche per gli altri. Due ricercatori neozelandesi, S. Leuzinger e M. Bader, della Auckland University of Technology (NZ) hanno scoperto in una foresta dell’isola un gigantesco ceppo di Kauri (Agatis Australis), un tipo di conifera locale, che pur essendo stato tagliato, continuava a vivere, ingrandendosi di anno in anno con dei nuovi anelli nel tronco. Non aveva neanche una foglia ma moltissima energia: era vivo. Com’era possibile? Un albero morto si può facilmente riconoscere proprio perché anche d’estate manca del fogliame. È quello l’organo che lo sostiene e lo fa crescere attraverso la fotosintesi. Il moncone viveva ancora perché erano le altre piante a mantenerlo in vita. In natura ogni elemento è importante: dai funghi alle muffe, dai parassiti agli animali, purché sia un bravo vicino di casa. In un bosco esistono dei rapporti di interdipendenza tali da definirlo un super-organismo vivente che sopravvive per merito di tutti i suoi componenti, compreso “un nonno”, anzi un ceppo. Prima di questa invasione virale stavamo perdendo il senso della comunità locale, geografica e fisica. Nell’emergenza invece lo abbiamo recuperato e abbiamo capito che non viviamo da soli, che anche in coda si può parlare e che possiamo aver bisogno degli altri per fare la spesa o per comprare una medicina. La vera rivoluzione contenuta in questa tragedia è quella che possiamo ripensare ai nostri modelli di vita individuali e collettivi in rapporto all’ambiente che ci circonda. E non si tratta solo della speranza di un veterinario ecologista come me ma ne va della nostra sopravvivenza. Vi prego: torniamo alberi.

(...)

 

 
 
 

Leggi qui di seguito la recensione di Adriano Tango per la rubrica "CremAscolta"

Terza opera di Diego Santini, dopo "Una faccia… una razza" ed "Emozioni bestiali", l'attuale pubblicazione dal bizzarro titolo "una Tigre non è un Albero" rappresenta a mio avviso una svolta sia nei contenuti che nella maniera di esporre. Ma c'è dell'altro: l'empatia dell'autore, già grande e sempre espressa con decisione verso gli animali a noi più familiari, si espande all'intera biosfera. Sì anche al mondo vegetale.
Nuova dicevamo anche la forma. Partiamo dall'alternanza di maiuscole e minuscole nel titolo, non casuale, perché la ritroverete nel testo. Un espediente, quello dei periodi in tutto maiuscolo, che oltre a dare enfasi, vi permetterà di focalizzare i passaggi con maggior impatto visivo e più espressivamente di un grassetto o un corsivo. Il tutto prende la freschezza di un quaderno d'appunti.
I contenuti: mentre i precedenti lavori erano, tutto sommato, gradevolissime raccolte di storie e pensieri su animali da compagnia, specie di cani, questo testo, come dicevamo, è una vera vibrata immersione nel mondo vivente naturale, un mondo olistico che ci viene illustrato anche nei suoi rapporti di cooperazione, fino ai veri affetti e sacrifici. Cooperazione fino all'annullamento del sé è il linguaggio della natura, come emerge da dati scientifici e racconti dell'Autore.
Il tutto è caratterizzato dalla sua personalità, che, per chi non conosce l'amicone che è, potrebbe essere ipotizzata come quella di un misantropo solo naturalista. Invece resta al centro della narrazione lo spirito dell'uomo, la persona sociale e sensibile, amico degli animali h 24, il Diego che li coccola nello studio ma interagisce umanamente anche con i padroni, nella comprensione dei loro tormenti, combatte con la sua scienza il loro male, per poi concludere la giornata fra di loro, nella sua abitazione-oasi naturalistico rurale, dove anche quelli da fattoria fanno la vita dei colleghi cittadini da compagnia.
Poi alla sensibilità, a tratti commozione, subentra la garbata funzione didattica in cui il lettore, più che assorbire dati, è condotto a condividere certe conclusioni, ma soprattutto la rabbia per lo scempio, insensibile e suicida, che ancora si perpetua.
Ma a questo punto vorrei dare la parola all'Autore stesso, perché un bravo scrittore si riconosce già da come presenta l'opera nella quarta di copertina. Ascoltiamolo stralciando:
"Sono pagine di pensieri, per chi vuole pensare. Non ho la pretesa di fornire un testo scientifico ma di presentare delle osservazioni, degli spunti di riflessione da un punto di vista eco-sentimentale, etico e biologico. È un tributo di riconoscenza al mondo vegetale e a tutto il globo animato, alla sua importanza, alla sua bellezza e 'umanità'. Ogni giorno mi sento in debito con la natura per le emozioni che mi regala…"
E conclude invitandoci ad "aprire una pagina a caso". Ma voi non lo ascoltate, procedete in ordine come fosse un romanzo, e solo alla fine scoprirete che una trama c'è, in una storia di milioni di anni sul pianeta terra e nell'animo di un uomo che vi si affaccia con sincero e ammirato stupore.
Avuto fra le mani questo scritto non me ne sono più staccato, e così sarà per voi.
A proposito, è così fresco di stampa che dimenticavo l'informazione più importante: dove trovarlo? Presentazioni per il momento non ce ne potranno essere, ma in internet, su IBS, c'è, e come si suol dire: "già in distribuzione nelle migliori librerie di Crema".


 
 

Diego Santini è medico veterinario per piccoli animali presso lo Studio Vet di Crema (Cr).
È membro di Scivac (Società culturale italiana dei veterinari per animali da compagnia) e di Esvd ( European society of Veterinary Dermatology). Ospite di varie trasmissioni radiofoniche (Radio DJ, Radio Montecarlo e Radio 105) e televisive (Cremona 1- Unire TV) è professore a contratto per l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per il Master "Interventi educativi e riabilitativi con gli animali - IAA". Ha pubblicato il saggio "Una faccia… una razza" (Proedi Ed.), premiato con la Menzione d'onore al XIX Premio Letterario Internazionale "Trofeo Penna d'Autore" e "Emozioni bestiali" (Proedi Ed.). È membro di Progetto Islander, associazione non profit che si occupa del recupero degli equidi oggetto di maltrattamento.

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