temalibero
   

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... e di Paolo D'Amato, leggi anche il romanzo d'esordio TEMPO e l'ultimo romanzo dal titolo Settimo

 

titolo: "Via delle Tofane e altre cronache"
collana temalibero
autore Paolo D'Amato
ISBN 978-88- 95106-68-7
€ 10,00 - pp.120 - © 2010 - in copertina illustrazione originale di Simone Pieralli


POCHE ORE
Un uomo si fa carico di accompagnare suo zio, rimasto solo e gravemente ammalato, negli ultimi istanti di vita. Il nipote osserva il congiunto mentre affronta la morte e riflette sulla meschinità e l’egoismo di chi ‘rimane’.
CLIZIA
L’amore mercenario ai tempi di Internet: un uomo in cerca di divertimento fa un incontro inaspettato.
UNA BAMBOLA D’ARIA
L’omicidio di una giovane ‘escort’ non è opera di un rapinatore né di un maniaco. Ma di un innamorato…
AUTOPSIA
L’indagine di un medico legale, per una volta, ha dei risvolti gustosi.

 

 

leggi gli articoli/intervista da ‘Il Nuovo Salernitano’ del 6 e del 8 ottobre 2010

 

 

leggi la recensione di Gemma Criscuoli su "Il Nuovo Salernitano"

leggi la recensione di Enzo Colabene su "Cronache"

 

leggi l'articolo/intervista da ‘Il Nuovo Salernitano’ a firma di Aniello Palumbo
 
 

e ancora:

DOTTOR CARRA’
La legge della domanda e dell’offerta… di minorenni.
PUB MARIPOSA
Quella che sembra un’indagine di Polizia, in realtà nasconde squallidi retroscena.
OSPEDALE DEGLI ARAGONA
Una mente disturbata cova un rancore per tanto tempo e all’improvviso esplode di fronte alle inefficienze di un Ospedale.
VIA DELLE TOFANE
Un presunto ‘mostro’ alle prese con le mostruosità di una vicenda giudiziaria, il viaggio allucinante in un mondo di paradossi e soprusi. L’impunità di chi è colpevole…
CRONACHE DEL SETTANTACINQUE
Descrizione di una serie di avvenimenti quotidiani del periodo degli scontri tra opposte fazioni politiche.
NON PUOI
Una donna vede sua madre invecchiare e diventare sempre più bisognosa di cure, come un bambino…

 

 
     
Qui sopra il video in cui Virginia Foderaro, direttrice editoriale di 'Opposto.Net', incontra Paolo D'Amato nel salotto culturale di 'Opposto Time', presso il 'Nonacasobistrot' di Roma. Su 'TV Capital' di 'Tele A' (sul canale 941 di Sky oppure sul canale 119 del digitale terrestre) e in cui gli attori Patrizia Santamaria e Gianni Federico hanno interpretato alcuni brani con le note del sax di Matteo Agostini in sottofondo.
 

Brano tratto da Via delle Tofane

PROLOGO

“… imputato del reato di cui all’articolo 527 del Codice Penale perché, trovandosi a bordo della sua autovettura Volkswagen modello Golf, targata PA 760049, al posto di guida, alle ore 16 e 50 circa del 27 luglio 1994, in Palermo, via delle Tofane, con le pudenda scoperte, compiva atti osceni; del reato di cui all’articolo 610 del Codice Penale, perché ponendosi con la sua autovettura Volkswagen modello Golf, targata PA 760049, trasversalmente all’autovettura condotta da De Rosa Paola, costringeva quest’ultima ad arrestare il moto del proprio mezzo, impedendo allo stesso di ripartire; del reato di cui all’articolo 594 del Codice Penale, perché offendeva l’onore e il decoro di De Rosa Paola pronunciando la frase: “Fattelo mettere nel sedere e ti dò cinquantamila lire”. In Palermo, 27 luglio 1994.

Vorrei morire. In questo momento non desidero altro. Mi fissano tutti. Lo stesso giudice, una ragazza poco più che trentenne come me, solleva più volte lo sguardo. Ma anche tutti i presenti, che si trovano lì per i motivi più disparati, mi osservano ostili.
Quegli occhi puntati addosso su di me vogliono dire solo una cosa: “Porco!”.
Anche il pubblico ministero, Gloria, un’amica di famiglia, si volta verso di me incredula. L’ho incrociata mezz’ora fa, all’ingresso della pretura. Tutto immaginavo tranne che me la sarei ritrovata davanti come pubblico ministero!
Le ho mentito dicendole che ero lì per annotare la mia presenza a qualche processo come praticante procuratore. E ho sperato che non incrociasse mio padre che doveva essere nei paraggi insieme al mio avvocato.
Ora Gloria parlotta con il giudice. Riesco a percepire solo due parole: Lo conosco! - riferite con un certo imbarazzo. Poi firma un foglio e sparisce.
Avrebbe potuto avvicinarsi e chiedermi qualche chiarimento. Ma evidentemente non c’è nulla da chiarire. Anche lei parte dal presupposto che quella maledetta carta che mi accusa di orribili nefandezze sia la Bibbia! Si dilegua per evitare di compromettersi, per non farsi infettare.
Mi sembra di sognare. Sono di fronte al plotone d’esecuzione, senza alcuna speranza. Il processo si è concluso ancor prima d’iniziare ed il verdetto è stato unanime: “Porco!”. Quegli sguardi non lasciano dubbi. I fucili sono tutti puntati su di me e gli stessi carnefici mi guardano con odio. Forse immaginano di colpirmi in punti non letali per prolungare la mia agonia…
Ma cosa vado elucubrando? Questa storia allucinante rischia di farmi impazzire. Debbo mantenere la calma. Pensare a cose positive. A chi è dalla mia parte.
Mio padre ha voluto esserci per forza. Anche se lui ed io siamo soltanto vicini di casa e non conviventi, l’ufficiale giudiziario non si è fatto troppi problemi, tre mesi fa, a consegnare a lui la notifica della richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti.
E’ stato in quel momento che, per la prima volta, mio padre – e io con lui, poche ore dopo – è venuto a conoscenza di quella farneticante accusa che hanno appena finito di ripetere qui in aula. Ma si è ripreso subito, e ha guidato le mie scelte successive, suggerendomi a chi chiedere consiglio e a quale avvocato rivolgermi.
Mio padre che, solo due mesi prima, era venuto a prendermi in banca per dirmi che aveva scoperto di avere il Parkinson. Se l’era diagnosticato da solo, dal momento che è neurologo. Ed io, per tutta risposta, non gli avevo nemmeno dato la soddisfazione di rimanerne sconvolto, non sapendo di preciso cosa fosse il Parkinson, a quell’epoca.
Ho paura. Non immaginavo che potesse essere così facile rischiare di finire in galera. E quindi morire. Perché io mi ammazzerei senza pensarci due volte se questa storia dovesse finire male!
Hanno voglia a dirmi che in carcere non ci andrei comunque, che sono incensurato, che non ci sono prove concrete a mio carico.
Non me ne frega niente di essere innocente! Non me ne frega niente di capire cosa è successo e perché! Non me ne frega niente di farla pagare a qualcuno per le sofferenze che sto patendo. Io sono già stato giudicato colpevole e condannato alla peggiore delle pene: vivere in mezzo alla gente!
E’ inutile che tentino di consolarmi. Se sapessi che qualcuno è accusato di questi stessi reati, io lo eviterei, ne diffiderei. Non m’importerebbe nulla di conoscere il verdetto finale: per me sarebbe solo una persona da cui stare lontano e basta.
Ecco perché so di essere già stato condannato. Di aver già perso, insomma. Lo dimostra il fatto che io non abbia mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno. Che ne provi vergogna. Il resto non conta.
Debbo restar calmo. Respirare. Se mi faccio vedere nervoso è peggio.
Sento però il viso che mi si gonfia, mi manca l’aria. Ma non è colpa della cravatta.
Ho accanto a me l’avvocato De Santis, dicono che sia uno dei migliori penalisti della città, ma la sua presenza non è sufficiente a rassicurarmi.
Siamo in prima linea. Cerco di guardarmi attorno con circospezione.

(...)

 

 

 
 

Paolo D’Amato è nato nel 1965 a Salerno, città dove vive e lavora nell’ufficio legale di una banca. È sposato e ha una figlia di 13 anni. Ha esordito con il romanzo breve "Tempo" (Cicorivolta 2008), un noir ambientato in parte negli Anni di Piombo che ha ricevuto un buon consenso di critica e di pubblico: si è infatti classificato al primo posto (per la sezione narrativa) nell’ambito del concorso letterario Tammorra d’Argento 2009 (ottenendo anche il Premio della Giuria) ed è stato semifinalista al Premio Editoria Indipendente di Qualità, curato da Arcilettore. Nel 2012, ancora da Cicorivolta, è uscito il suo ultimo romanzo dal titolo "Settimo".