i quaderni di Cico
 
 

 

 

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*La traduttrice, Federica Pistono, (http://narrativaaraba.com/), (http://federicapistono.com/)
è laureata in Lingua e Letteratura araba presso l’Università degli Studi L’Orientale di Napoli, ha conseguito un diploma di master in Traduzione letteraria ed editoriale dall’Arabo presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Vicenza.
Ha inoltre conseguito il Diploma in Lingua araba presso l’Istituto di Lingua Araba dell’Università Statale di Damasco nonché il Diploma in Lingua araba presso lo Yemen Language Center di Sana'a.
Ha tradotto, di Ghassan Kanafani, il romanzo
L'altra cosa (Chi ha ucciso Layla al-Hayk?), i racconti Uomini e fucili e i tre romanzi brevi, o racconti lunghi, L’Innamorato, Susine di aprile e Il cieco e il sordo, contenuti nell’opera dal titoloL’Innamorato . Ha inoltre tradotto “Primavera nella cenere e altri racconti” e la raccolta “Il tuono”, tratti dall’Opera di Zakaryya Tamer, nonché il romanzo “
L’oasi del tramonto” di Bahaa Taher, già vincitore dell’International Prize for Arabic fiction.

Tutti pubblicati per la prima volta in Italia da Cicorivolta tra il 2011 e il 2012.

 

titolo: "Sarmada"
collana i quaderni di Cico
autore
Fadi ‘Azzam (traduzione dall'arabo e nota introduttiva di Federica Pistono*)
ISBN 978-88-97424-71-0
© 2013 - € 14,00 - pp. 230 - in copertina, illustrazione originale di Ilaria Grimaldi
(www.ilariagrimaldi.it).


Attraverso la storia di tre personaggi femminili,
Hila, Farida e Buthayna, il giovane scrittore siriano Fadi ‘Azzam descrive eventi e riti quotidiani di Sarmada, cittadina del Sud della Siria il cui nome rimanda al concetto di “eternità”.

Tutto il romanzo è pervaso dai temi della sessualità e della seduzione: sessualità vissuta come una colpa da Hila e scontata con una morte atroce; vissuta come seduzione da Farida e da Buthayna, pagata con l’ostracismo sociale.
Se la vicenda di Hila è raccontata nella prospettiva scettica di un narratore positivista, la trama si scioglie, diviene surreale e bizzarra, con le storie di Farida e di Buthayna, ricordando per certi versi Marquez e Borges, in una sorta di realismo magico.


Finalista all'Arabic Booker Prize del 2012, Sarmada è stato più volte indicato come “il romanzo della Primavera siriana”: tuttavia non tratta temi esplicitamente politici, offrendo invece un affresco dettagliato dei meccanismi di tutta una cultura, dei suoi legami con la terra, la religione, la tradizione.

 

 

 

A Parigi, nel 2010, Rafi ‘Azmi, regista siriano, incontra ‘Azza Tawfiq, professoressa di fisica quantistica alla Sorbona. ‘Azza, libanese di confessione drusa, rivela a Rafi di essere la reincarnazione di Hila Mansur, una donna di Sarmada assassinata dai fratelli nel 1968 per aver sposato un uomo estraneo a quella comunità. Rafi torna a Sarmada, indaga sulla vicenda e ne trova conferma fra gli abitanti che ricordano ancora il selvaggio assassinio. Stregato dall’atmosfera incantata dei luoghi, come sospesi nel tempo, Rafi ‘Azmi ricostruisce poi la storia di Farida, giovane tanto bella quanto sfortunata. Durante la festa di nozze di Farida e Salman, infatti, un proiettile vagante colpisce al cuore lo sposo, uccidendolo sul colpo. E tuttavia la sventura non cessa di perseguitare la giovane, il cui secondo sposo muore di infarto alla vigilia delle nozze. La fama di iettatrice conduce Farida in un funesto isolamento, dal quale si affranca trasformandosi in una seduttrice, nelle reti del cui fascino cadono tutti gli adolescenti del paese. Infine, Rafi ripercorre la storia di Buthayna, un po’ strega e un po’ ninfomane, sullo sfondo della vita quotidiana di Sarmada e dei grandi eventi storici degli anni ‘60 e ‘70: l’ascesa del Partito Baath, la Guerra dei Sei Giorni, i conflitti del mondo arabo.

 

 

leggi: Federica Pistono e Bahaa Taher. Intervista alla traduttrice e curatrice de "L'oasi del tramonto" (Cicorivolta edizioni)

 
leggi anche l'intervista di Giuseppe Iannozzi a Federica Pistono
e poi... “La nipote americana” e “Sarmada”.
Inaam Kachachi e Fadi ‘Azzam, due grandi autori tradotti da Federica Pistono.
Intervista a cura di Giuseppe Iannozzi

 

Nota del traduttore

Sarmada è una cittadina arroccata sulle montagne, nel sud della Siria. Il suo nome deriva da una radice araba che rimanda al concetto di “eternità”.
L’autore, il giovane scrittore siriano Fadi ‘Azzam, descrive eventi e riti quotidiani di Sarmada, vera protagonista del libro, attraverso la storia di tre personaggi femminili: Hila, Farida e Buthayna.
Il romanzo si apre con l’incontro casuale a Parigi, nel 2010, tra Rafi ‘Azmi, un regista siriano, e ‘Azza Tawfiq, una professoressa di fisica quantistica alla Sorbona. ‘Azza, libanese di confessione drusa, rivela a Rafi di essere la reincarnazione di Hila Mansur, una donna di Sarmada assassinata nel 1968 dai fratelli per aver sposato un uomo estraneo alla comunità drusa.
Il lettore viene così introdotto nel mondo dei riti e delle credenze dei Drusi di Siria, con particolare riferimento a uno dei pilastri della fede drusa, la trasmigrazione delle anime.
Rafi torna a Sarmada, indaga sull’omicidio di Hila, trovando la conferma della storia di ‘Azza fra gli abitanti della cittadina, che ricordano ancora la vicenda di Hila, del suo amore senza speranza e del suo assassinio selvaggio.
Stregato dall’atmosfera di Sarmada, come sospesa nel tempo, Rafi ricostruisce la storia del secondo personaggio femminile del romanzo, Farida, una giovane bellissima che resta vedova il giorno delle proprie nozze, a causa di una pallottola vagante sparata per errore da un invitato alla festa. La sfortuna si accanisce su Farida che, alla vigilia del secondo matrimonio, perde tragicamente anche il nuovo sposo. Circondata dalla fama di strega e di iettatrice, Farida viene isolata dalla comunità. Oppressa dalla solitudine e dalla tristezza, scivola in una sorta di ossessione erotica, che la spinge a sedurre tutti gli adolescenti del paese. Dopo la maternità, la donna cambia vita, per dedicarsi al figlio Bulkhayr, ma i rapporti con il ragazzo non saranno facili, e Farida trascorrerà sola e ritirata in se stessa gli anni della maturità e della vecchiaia.
Buthayna, cognata di Farida, è, fin dalla giovinezza, segnata dalla malasorte: orfana di padre, perde tragicamente i fratelli, quindi la madre. Anche il fidanzato, emigrato in America, la abbandona. Dopo anni di isolamento, qualcosa si inceppa nella mente della donna, che seduce Bulkhayr, il bambino di Farida, che ha soltanto sei anni. Questa vicenda segnerà il ragazzo per sempre. Dopo dieci anni di matrimonio sterile e infelice negli Emirati Arabi, Buthayna torna a Sarmada, dove riprende la relazione con Bulkhayr, ormai sedicenne. Per sfuggire alla donna, al passato vergognoso della propria madre, all’atmosfera stagnante di Sarmada, il giovane fugge a Damasco per non tornare più, mentre Buthayna conclude tragicamente la propria vita.

Il romanzo ruota intorno ad alcuni temi fondamentali: la memoria, la convinzione della ciclicità della vita umana, il sesso, la religione drusa.
La memoria è quella collettiva di Sarmada, una cittadina che non dimentica, che anzi è sempre pronta a narrare le sue storie, sia pur filtrate dal ricordo e arricchite dalla fantasia popolare. A raccontare sono soprattutto gli anziani, depositari dei segreti della comunità, ma i giovani sono avidi di ascoltare, di sapere, per poter tramandare i racconti alle generazioni successive. È una narrazione corale, una voce circolare che lega il passato al presente, il presente al futuro, i morti ai vivi e a quelli che devono ancora nascere.
La convinzione che i destini umani siano votati a ripetersi ciclicamente è legata alla credenza drusa della trasmigrazione delle anime. L’anima di un Druso è destinata a reincarnarsi in un altro Druso. Questa convinzione spiega forse il fatalismo degli abitanti di Sarmada, che non attribuiscono una particolare importanza alla vita del singolo individuo, dal momento che è destinata a ripetersi.
Il sesso è forse la tematica centrale del romanzo. Non ci viene mai presentato direttamente, ma è sempre proposto attraverso la memoria, il ricordo della trasgressione. E non si tratta mai di una sessualità felice, vissuta serenamente nell’ambito di un rapporto articolato su più dimensioni, oltre quella erotica, tanto meno di una sessualità inquadrata in una relazione amorosa. Il sesso, per i personaggi del romanzo, è sempre trasgressione, dettata da desideri carnali tanto infuocati quanto incontenibili. Per questo, le scene di sesso sono sovente crude, brutali. E, in quanto trasgressione, il sesso presenta sempre un conto, molto salato, da pagare: Hila, l’unico personaggio che viva un normale rapporto d’amore, pagherà con una morte atroce. Per Farida, il prezzo sarà rappresentato prima dall’ostracismo sociale, quindi dal disprezzo e dalla fuga dell’adorato figlio, infine dalla solitudine più amara e totale nell’ultima parte della vita. Neppure per Buthayna la situazione è allegra: abbandonata dal primo fidanzato, ingannata dal marito, lasciata da Bulkhayr, concluderà, ancora giovane, la sua esistenza in modo drammatico.
Il lettore potrebbe pensare che, in questo libro, siano solo le donne a pagare per gli errori propri e altrui. Non è così: anche i personaggi maschili soffrono e pagano lo scotto che la vita presenta. I cinque fratelli di Hila, dopo aver assassinato la sorella, perderanno per sempre la pace, “andando incontro ciascuno alla propria personale rovina”. Bulkhayr, figlio di Farida e amante di Buthayna, non avrà un destino felice.
Il dolore, la sfortuna, la solitudine sono, dunque, parte integrante della condizione umana.

Il tema della religione ha una sua importanza nel romanzo: la religione principale di Sarmada è, come si è detto, quella drusa, con il suo retaggio di credenze sulla metempsicosi e di rigide regole di comportamento. Ma è interessante notare come nella cittadina convivano, felicemente e pacificamente, i fedeli di tre religioni: a Sarmada vivono, infatti, numerose famiglie cristiane e musulmane, senza che le differenze religiose incrinino il clima di serenità e di solidarietà che regna nella piccola comunità. Questa pacifica e felice convivenza di religioni diverse era una caratteristica peculiare della Siria.
Molto importante l’ambientazione storica: sullo sfondo delle vicende dei protagonisti, scorrono le sequenze della storia siriana degli ultimi quarant’anni: l’ascesa del Partito Baath, la Guerra dei Sei Giorni, la Guerra di Ottobre, tutti i conflitti del mondo arabo, senza contare i frequenti riferimenti alla dominazione ottomana, a quella francese, alla guerra di indipendenza.
Questo libro è stato indicato, a volte, come “il romanzo della primavera siriana”: pur trattando diffusamente il tema della dittatura, del regime poliziesco che affligge la Siria, degli effetti devastanti che tale regime produce sui cittadini, il libro non sfiora il tema delle rivolte arabe degli ultimi anni, concludendosi nel 2010, un anno prima dell’esplosione del fenomeno delle “primavere arabe”.
Per quanto riguarda l’impianto narrativo, una precisazione si impone: nel romanzo si registrano due prospettive, anche stilistiche, diverse: mentre la vicenda di Hila è raccontata nella prospettiva scettica di un narratore positivista, in uno stile sobrio e contenuto, nella seconda parte del romanzo la trama si scioglie, diviene surreale e bizzarra, con un intrecciarsi continuo di storie diverse che intersecano la vicenda principale, in uno stile fantasioso che riflette le stramberie della trama.
Nella prima parte, appare evidente l’influsso di Cronaca di una morte annunciata, di Gabriel García Márquez.

Per quanto riguarda la lingua, ci troviamo di fronte a un caso di diglossia, tanto comune nella narrativa araba contemporanea: mentre la cornice del romanzo è in arabo classico, i dialoghi sono tutti in dialetto siriano, da me resi in un italiano colloquiale.

Federica Pistono


 

L’autore

Fadi ‘Azzam è nato a Taraa, vicino alla città di Suweida, nel sud della Siria, nel 1973.
Laureatosi presso la facoltà di Arte dell’Università di Damasco, ha cominciato a lavorare come giornalista per diverse testate siriane. È stato corrispondente e curatore della pagina culturale di al-Quds al-Arabi dal 2007 al 2009.
Nel 2010 ha pubblicato una raccolta di racconti brevi, Tahtaniyat, (Cose di sotto) e il suo primo romanzo, Sarmada, classificatosi nella long list dell’Arabic Booker Prize del 2012.
Attualmente, ‘Azzam vive a Dubai, dove lavora come documentarista e curatore di cartoni animati.