i quaderni di Cico
 
 

 

 

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*La traduttrice, Federica Pistono (http://narrativaaraba.com/), (http://federicapistono.com/),
è laureata in Lingua e Letteratura araba presso l’Università degli Studi L’Orientale di Napoli, ha conseguito un diploma di master in Traduzione letteraria ed editoriale dall’Arabo presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Vicenza.
Ha inoltre conseguito il Diploma in Lingua araba presso l’Istituto di Lingua Araba dell’Università Statale di Damasco nonché il Diploma in Lingua araba presso lo Yemen Language Center di Sana'a.
Di Ghassan Kanafani ha tradotto anche il romanzo “L’altra cosa (Chi ha ucciso Layla al-Hayk?)” e L'Innamorato, pubblicati per la prima volta in Italia da Cicorivolta nel 2011 e nel 2012.

 

titolo: Uomini e fucili
collana i quaderni di Cico
autore Ghassan Kanafani
(traduzione dall'arabo e nota introduttiva di Federica Pistono*)
ISBN 978-88-97424-26-0
© 2011 - € 10,00 - pp. 125 -
in copertina, illustrazione originale di
Ilaria Grimaldi www.ilariagrimaldi.it).


Ghassan Kanafani ha descritto questa opera, pubblicata per la prima volta nel 1968, come una raccolta di racconti brevi.
In realtà, il libro si compone di due parti nettamente distinte e completamente diverse l'una dall'altra. Mentre la seconda sezione è una vera e propria silloge di racconti brevi, la prima parte è un qualcosa di più. Si tratta di una serie di storie, ciascuna indipendente e compiuta in sé, che costituiscono nel complesso, per coesione tematica e compositiva, una sorta di breve romanzo.

Questa è la prima edizione in lingua italiana.

 


dello stesso Autore vedi anche Ponte per l'eternità , Il Cappello e il Profeta e L'Altra cosa (Chi ha ucciso Layla al-Hayk?)


 
leggi l'intervista di Giuseppe Iannozzi a Federica Pistono
 
 

dalla Nota introduttiva di Federica Pistono

(...)

I racconti della prima parte sono caratterizzati dalla presenza degli stessi protagonisti che, come in un gioco di scatole cinesi, costruiscono una vicenda dal respiro più ampio di quello di un racconto breve.
Anche i luoghi dell’azione sono sempre gli stessi. Ci troviamo in Palestina, precisamente in Galilea, nel 1948: il Mandato britannico volge al termine, siamo ormai alla vigilia della proclamazione dello Stato di Israele. Il popolo palestinese lotta per la sopravvivenza, per evitare quella che ben presto sarà la Nakbah, la catastrofe, la perdita della patria, della terra, la diaspora e l’esilio.
Alla resistenza partecipa anche una famiglia di Majd al-Krum, piccolo borgo della Galilea. Protagonista assoluto è il diciassettenne Mansur, detto il Piccolo, in quanto figlio minore: è lui che prende in prestito dallo zio Abu al-Hasan il Martina, un vecchio fucile turco, per partecipare alla resistenza a Safad, città in cui affronta un’esperienza di guerra e di morte che marca il suo passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, segnandolo per sempre.

(...)

Oltre a ciò, vere protagoniste della storia, o meglio, delle storie, sono le armi: fucili, pistole, mitragliatrici, cannoni, mortai, in mano a Palestinesi, Ebrei o Inglesi: oggetto di desiderio, di rapina, posta in gioco di imprese folli dirette a conquistarle o a difenderle. Senza le armi, infatti, è impensabile la guerra stessa.
L’arma, specialmente il fucile o la mitragliatrice, rappresenta, per il Fida’y, il combattente palestinese, il simbolo dell’età adulta, ma soprattutto l’unico mezzo per partecipare alla lotta.

(...)

Tutta la prima parte del libro può dunque considerarsi una “canzone di guerra”, cantata prevalentemente dalle armi da fuoco.

(...)

La seconda sezione del testo è, effettivamente, una raccolta di racconti brevi: Kanafani abbandona i personaggi della prima parte per condurci in un mondo che, pur essendo sempre la Palestina del tempo della Nakbah, non è necessariamente un teatro di guerra.
Nel racconto
La banconota, assistiamo alle tribolazioni di un ragazzino, figlio di una famiglia numerosa e incattivita dalla fame, per la conquista del pane quotidiano.
Nel racconto
La chiave, tutta la vicenda ruota intorno a un’antica e misteriosa chiave a forma di scure, simbolo della casa, della famiglia e della continuità tra le generazioni.
Nel racconto
Salman, il protagonista affronta la tragedia della distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati israeliani rivivendo, al tempo stesso, un angoscioso episodio della propria vita militare che lo ha segnato per sempre, fino alla confusione di passato e presente, realtà e immaginazione.
Nel racconto
Hamid, il protagonista, oppresso fin dall’infanzia dai pettegolezzi sulla propria sorella fuggita di casa, sceglie la sordità, esponendosi direttamente alla detonazione di un cannone a distanza ravvicinata, per ottenere un isolamento silenzioso dove dimenticare la meschinità del mondo.
Le problematiche di questa seconda parte comprendono, dunque, non solo i temi della guerra e della difesa della patria, ma anche quelli della povertà, della lotta per la sopravvivenza, della solidarietà familiare, dell’alienazione mentale di fronte a un’esperienza inaccettabile, del rifugio in un mondo di silenzio per sfuggire a voci che è diventato impossibile ascoltare.

(...)

 
L'8 luglio del 1972, con un ordigno esplosivo, veniva assassinato, a Beirut, lo scrittore e intellettuale palestinese Ghassan Kanafani. Accompagnato dalla nipote sedicenne Lamis, in quel giorno di caldo umido e particolarmente insostenibile, salì sull'auto parcheggiata proprio davanti a casa. Girò la chiave, e non appena mise in moto saltarono in aria.
L'opinione più diffusa nel mondo arabo dice che si trattò di una vendetta del Mossad contro un attentato terroristico in Israele, attribuito al "Fronte Popolare di Liberazione della Palestina" di cui Ghassan Kanafani era portavoce.
Nato nel 1936 ad Acri (in arabo: 'Akka), citta' costiera della regione palestinese, da una famiglia della borghesia araba, (il padre era uno stimato avvocato), nel 1948, in seguito alla costituzione dello stato d'Israele, Kanafani subì le stesse vicissitudini di migliaia di connazionali: l'espulsione e l'esilio. Dapprima si rifugiò con la famiglia nel Libano del sud, dunque in Siria, dove nel 1955, pur coltivando incessantemente gli studi di letteratura e la passione per la pittura e il disegno, lavorò come insegnante nella scuola elementare di un campo profughi dell'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), l'ente dell'ONU per l'assistenza ai rifugiati palestinesi. Fu in questo periodo che seguendo i corsi all'Università di Damasco entrò in contatto con George Habash, leader del Movimento Nazionalista Arabo, fautore degli ideali socialisti e successivamente fondatore del Movimento Popolare di Liberazione palestinese.
Nel '56, il ventenne Ghassan Kanafani si trasferì nel Kuwait per insegnare disegno. Nel 1960, già noto per il suo impegno di artista e intellettuale, convinto dallo stesso George Habash, rientrò a Beirut, dove cominciò una brillante carriera giornalistica e politica che culminò, nel 1969, con la direzione di al-Hadaf (L'Obiettivo), l'organo ufficiale del FPLP che diresse fino all'ultimo dei suoi giorni.

Ghassan Kanafani fu autore di racconti e novelle ispirati all'esempio della "letteratura militante" di Jean Paul Sartre, scrisse articoli giornalistici, storie e romanzi che sfociarono in un gran numero di pubblicazioni politiche e letterarie. Il 1961, lo stesso anno in cui si unì in matrimonio con l'insegnante danese Anni, segnò la svolta della sua carriera letteraria: fu dato alle stampe il romanzo breve dal titolo "Uomini sotto il sole", intensa, emozionante e sempre attuale storia di tre confinati clandestini che, rifugiatisi dentro un'autocisterna con la speranza di emigrare in Kuwait, verso la prosperità, vi moriranno asfissiati durante una sosta in mezzo al deserto. Tre sventurati che, allettati da un sogno di agiatezza, in realtà inseguono un improbabile riscatto dalla perdita della patria e con essa dalle opportunità mancate, pagando con il prezzo stesso della vita l'inseguimento di una speranza impraticabile.
Ben presto si rivelò il più celebrato romanzo nella letteratura araba contemporanea, e fece di Ghassan Kanafani, ancora molto giovane, il modello intellettuale di tutta una generazione. Il regista egiziano Tawfiq Saleh realizzò dal libro un famoso film dal titolo "Gli ingannati".
Kanafani entrò a pieno diritto fra i cosiddetti scrittori "della resistenza", ossia quel gruppo di intellettuali palestinesi che votarono la loro trascinante ispirazione di testimonianza creativa al servizio della patria occupata. Ogni angolo del suo stile asciutto, profondo e delicato, trae ispirazione dalla tragedia personale e insieme da quella del suo popolo, con l'assoluta e oggettiva capacità di trascendere dal particolare, per rappresentare l'universalità di stati e condizioni, che in diverse epoche storiche, senza soluzione di continuità, uomini e donne, si sono trovati a subire e a fronteggiare: l'espatrio, la guerra, il sopruso, l'oppressione.
Così Kanafani è considerato dalla critica araba e dagli specialisti occidentali uno dei massimi scrittori arabi contemporanei e molte delle sue opere sono state tradotte in tutto il mondo.
Tra i suoi scritti più significativi tradotti e pubblicati in italiano citiamo:
Ritorno a Haifa - La madre di Saad, edito da Ripostes e da Edizioni Lavoro, trad. Isabella Camera d'Afflitto; La morte nel letto numero 12 in Palestina, la terra più amata - Voci della letteratura palestinese, ed. Il Manifesto, a cura di P. Blasone e T. Di Francesco Uomini sotto il sole, edito da Ripostes e da Sellerio, trad. I. Camera d'Afflitto; Se tu fossi un cavallo e altri racconti, Jouvence, trad. A. Lano, presentazione di I. Camera d'Afflitto; La terra delle arance tristi e Solo dieci metri in Narratori arabi del '900, Bompiani, trad. I. Camera d'Afflitto;
L’altra cosa (Chi ha ucciso Layla al-Hayk?), Cicorivolta Edizioni ne “i quaderni di Cico”, trad. di Federica Pistono; Uomini e fucili, Cicorivolta Edizioni ne “i quaderni di Cico”, trad. di Federica Pistono; L'Innamorato, Cicorivolta Edizioni ne “i quaderni di Cico”, trad. di Federica Pistono.

Nella vasta produzione letteraria di Kanafani ricordiamo anche le tre opere teatrali:
La porta (1964), in Palestina Dimensione Teatro, Ripostes, trad. C. F. Barresi;
Il Cappello e il Profeta (1967), pubblicato da Cicorivolta ne “i quaderni di Cico”, trad. di Marco Criscuolo; Ponte per l'eternità, ancora ne “i quaderni di Cico”, trad. di Marco Criscuolo, Cicorivolta Edizioni.