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titolo:"RACCONTI
BIGAMI"
collana i quaderni di Cico
autore Renzo Brollo
ISBN 978-88-95106-09-0
© novembre 2006 - € 12,00 - pp. 144
Perché
Bigami - Questi
dieci più uno racconti sono nati traendo spunto da fatti realmente
accaduti e mischiandoli con listinto fantasioso di chi li andava
componendo in un gioco di necessità. Non cè modo
di riconoscersi, non cè offesa ad alcuno perché
lo spunto vero ha perso consistenza, il moto narrativo ha succhiato
la verità dai fatti diventando esso stesso il mezzo, il fine,
e dunque la cosa reale.
Credo che alcuni racconti abbiano della cattiveria, ma è una
cattiveria riposta, altri invece sono malinconici, altri ancora irriverenti
a seconda del giorno, dellumore e dei vezzi meteoropatici che
stralunavano i pensieri, rendendoli ora acidi ora gioiosi.
Ad ogni buon conto, si tratta di dieci più uno racconti bigami,
e lunica cosa che davvero li accomuna è lessere nati
da un amore bigamo e dibattuto fra verità e finzione. (Renzo
Brollo)
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dal
racconto intitolato Canaja
scuria (Ragazzi difettosi)
Apro i rubinetti al massimo. Uno spruzzo d'acqua gelata mi raggiunge
il cranio e d'istinto apro la bocca per respirare. Dopo un minuto l'acqua
si fa tiepida e posso aprire gli occhi. Lascio che il getto mi massaggi
la testa, i capelli lunghi si sono appiccicati agli occhi. Avevo proprio
bisogno di una doccia e non credo che uscirò tanto presto. Sento
la tensione diluirsi come colore e scendere dalla mia carne verso il basso.
Prima lentamente, poi sempre con più velocità scivola dalla
nuca e dalle spalle, fino al bacino e poi dalle cosce fino ai piedi. Li
scrollo uno dopo l'altro, come fanno i cani quando mettono le zampe nell'acqua
e anche gli ultimi lembi di cattiveria finiscono nello scolo assieme allo
shampoo. Esco dal box, mi copro la testa con un asciugamano e mi metto
l'accappatoio. Davanti allo specchio tolgo l'asciugamano dalla faccia.
Quello che vedo è più confortante di quanto temessi. Gli
schizzi di sangue sono andati via e quell'espressione da bestia ferita
non c'è più. Al suo posto i soliti tratti del ragioniere
distratto, con la barba da fare certo, ma con quell'aria da bonaccione
che riconosco. A farmi ricordare cosa sia successo ci pensano i vestiti
insanguinati, buttati in un angolo. Lo scarico della doccia comincia a
gorgogliare e la tensione risale dai tubi in uno sbuffo di schiuma per
fuoriuscire fin sul pavimento. Come una piccola piena la tensione mista
ad acqua raggiunge i piedi e risale piano, controcorrente, contro gravità
e contropelo, fino a riappropriarsi del mio corpo. Ho lo sguardo fisso
a terra. Quando lo rialzo alla luce dello specchio ritrovo il ghigno di
cattiveria e l'idea di morte che credevo abbandonate. Tolgo l'accappatoio
e decido che ho bisogno di un'altra doccia...
dal
racconto intitolato La
solita mattanza
"La solita mattanza!" gridavano quelli, gli altri stavano
a guardare, i tonni non ne potevano più e piuttosto che starsene
stretti stretti si facevano infilzare come olive durante un rinfresco.
Il sole rosso e giallo punzecchiava tutte quelle nuche, il mare rifletteva
su quante diavolo di cose se ne stessero a galla sopra il suo dorso e
nel farlo rifletteva anche i raggi, che rimbalzavano, abbrustolendo anche
le pappagorge dei pescatori urlanti.
Che poi, urlare ai tonni cosa vuoi che serva, pensavo io. Invece quelli
ci sentivano benissimo e capivano anche e sapevano che non c'era modo
di andarsene in sordina da quel posto.
Annaspavo nell'odore di salsedine e nel mio vomito, giacché tutte
quelle onde mi avevano scosso le viscere, mandandomi buona parte dell'intestino
a bussare all'epiglottide, cercando l'aria verso l'alto e non verso il
basso come da natura. Loro, i pescatori ma anche i tonni, non mi badavano,
così tanto impegnati a racimolare di che vivere o morire, che la
mia presenza era come un ago sulla luna. Ma a pensarci meglio trovare
un ago sulla luna non sarebbe poi tanto normale e si potrebbero scatenare
talmente tante ipotesi sulla sua presenza lì, che dunque anche
il fatto che me ne stessi faccia al mare in giacca e cravatta, vomitando
cena e colazione dentro una barca di pescatori, potrebbe risultare degno
di attenzione.
Il primo a parlarmi fu un tonno, steso fra altre decine di tonni tutti
simili a lui. "Fratello, come ti butta
" mi disse con l'occhio
da triglia, che per un tonno significa la morte sua entro breve. Improvviso
un uncino venne a finirlo e la sua bocca a punta rimase aperta, con l'acqua
che usciva anziché entrare. Bagnai gli occhi con l'acqua del mare,
così senza pensarci. Mi pareva di avere miliardi di spilli che
pungessero il bulbo oculare e più sfregavo gli occhi più
gli spilli penetravano in profondità. Era atroce, senza contare
che questo attirò gli sguardi dei pescatori (e dei tonni superstiti)
facendoli sganasciare dalle risate. Anche i tonni risero, per il tempo
che fu loro concesso di ridere. E lo facevano stando sott'acqua, gorgogliando
come lavandini e facendo bollicine schiumose. Se non fossi stato impegnato
a pulirmi gli occhi dal dolore avrei riso anch'io credo. Il cielo sopra
di noi era blu quasi nero, come se l'atmosfera sopra quel tratto di mare
si fosse ridotta a pochi metri. Un satellite planò sopra le nostre
teste...
dal
racconto intitolato Lotus
Io separato Lei vedova, ma è come se vedovo lo fossi stato anch'io.
Non la vedevo più da anni mia moglie, eppure abitavamo nella stessa
casa. Invisibili l'uno agli occhi dell'altro, nemmeno la contavo se c'era
da preparare la cena. Magneti immaginari ci respingevano e facevamo in
modo che le nostre strade non si incrociassero mai dentro ai centocinquanta
metri quadri di Via dell'Indipendenza numero settantasette. Ci conoscevamo
da tempo, amabile come Lei dovevo ancora trovarne, deliziosa e prevedibile
certezza di trovare una parola delicata quando meno te lo aspetti. Allungavo
la strada ogni sera per andare a trovarla e lei sopportava la mia presenza,
soppesandomi come fossi un fornitore all'arrembaggio di nuova clientela,
offrendomi delle cose che un tempo erano state di suo marito. Accettavo
quel vino, quel salame affettato, quei tovagliolini piegati quasi vergognandomi
di farlo, come se ad importunarla fosse un essere sottilmente malvagio
che si annidava nel mio cuore. Pensavo d'amarla nascostamente e credevo
che Lei invece provasse della sottile pietà nei miei confronti,
rinunciatario di un amore ancora presente e vivo, sprecone nel negarmi
sentimenti verso una donna alla quale un tempo avevo detto un sì
grande come il mondo, una donna alla quale avevo imposto le mani toccandole
il corpo e assaporando delle sue grazie. Mentre Lei, che di amore aveva
ancora una scorta grossa come l'Italia intera, aveva dovuto rinunciare
a tutto questo, trovandosi smezzata, spaiata, slegata dal laccio che teneva
Lei e suo marito uniti come aquilone e bambino...
Gli
altri titoli sono: Intro!
- Piccoli sinistri tra amici -
Storia del killer - Vicini di casa - Una storia da una
storia - Una giornata tipo - Me e Monsieur N. - Certe
cose dentro - Il Raccontapalle
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