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... e di Angela Franchella leggi anche il romanzo d'esordio "L'Amore ritrovato (Esta vez, será para siempre") e il saggio "Anna Banti, tra il silenzio e il "grido" (Percorsi esistenziali e di scrittura)".

titolo: "Il segreto del ponte - Il mistero dei giganti dormienti"
collana blocknotes
autore Angela Franchella
ISBN 978-88-97424-87-1
€ 14,00 - pp. 248 - © 2014 - in copertina, illustrazione originale di Ilaria Grimaldi (www.ilariagrimaldi.it).


Alex prestò più attenzione al testo: ad occhio e croce pareva che il libro, nella sua interezza, fosse dedicato al mistero dei giganti dormienti, a partire dalla loro genesi, fino alla loro incredibile scomparsa.

Alex, ricercatore universitario ed esperto di arte, innamorato di Lorena, figlia del professor Lovisi - detentore del “segreto”- si ritrova suo malgrado coinvolto in una vicenda surreale che ha come sfondo quella Roma incantevole che, per una serie di strane circostanze, diventa scenario apocalittico di distruzione e dolore.



 

... Roma è sotto assedio, i giganti si sono svegliati da un pezzo
e non torneranno nei loro simulacri mortali finché non spezzeremo l’incantesimo - riassunse chiaro il professore.
Dobbiamo riprendere l’anello! - urlò Lorena.
Sì, ma come? In che modo?
Io, un’idea ce l’avrei - soggiunse Alex facendosi avanti dall’oscurità…

Dalla Roma barocca ai giorni nostri, tra personaggi storici - da Papa Clemente IX al Bernini e ai suoi mastri di bottega - viene portato alla luce il “mistero dei giganti dormienti”, un arcano sortilegio che minaccia la Città Eterna…

 
 
 


Brano tratto da:
"
Il segreto del ponte - Il mistero dei giganti dormienti"

(...)

Dall’esterno si udivano uno scalpiccio convulso e squilli di tromba che gelavano il sangue nelle vene. Alex e il professore si accucciarono silenti nel punto più lontano dell’androne, seminascosti nell’oscurità dal parabrezza di una grossa automobile. Speravano che gli angeli desistessero e se ne andassero. Dopo pochi minuti, che a loro parvero un’eternità, con i muscoli delle gambe già contratti e doloranti per lo sforzo di mantenere la scomoda postura, da fuori giunse alle loro orecchie l’eco di uno strano silenzio assiderato.
Che dice professore, saranno andati via?
Beh, non si sente più nulla, né turbinio di ali, né tramestio di piedi, probabilmente avranno trovato un altro bersaglio.
Lei dice? Possiamo azzardarci a tornare in strada?
Non abbiamo alternative ragazzo, vieni, procediamo con cautela, non so quanto i loro sensi siano acutizzati…
Socchiusero piano il portone, Alex rapidamente voltò il capo a destra e sinistra, con fare guardingo e circospetto.
Venga, non c’è nessuno.
Sgusciarono in strada silenziosi, rasentando i cornicioni, un occhio sempre rivolto all’apertura, unica via di scampo. Poi si mossero più sicuri, piegando per un vicoletto sulla sinistra.
Vieni, da questa parte.
Dove siamo diretti professore?
Facciamo un sopralluogo, vediamo com’è la situazione nel circondario.
Appena sbucarono sulla piazza principale, sollevarono gli occhi stupiti e sconvolti. La facciata della chiesa di fronte a loro era completamente disadorna, priva di qualsiasi ornamento, scomparse tutte le statue, insieme con le loro aurighe e cocchi e cavalli dorati.
La faccenda è più grave del previsto. Ormai la maledizione è completamente compiuta, tutte le sculture si sono risvegliate dal loro torpore mortale. Dobbiamo cercare degli indizi, proviamo a recarci nel quartiere dove viveva Lucenti, forse ci sarà qualche iscrizione o una vecchia lapide, se saremo fortunati nel trambusto generale riusciremo anche a entrare nella sua abitazione, o magari a trovare qualche lontano discendente o parente più prossimo.
Non sappiamo neanche se l’abitazione esista ancora…
Alex, da qualche parte dobbiamo iniziare, sono fiducioso: troveremo la luce.
I due si mossero veloci, a scatti rapidi in prossimità dei punti più esposti. D’un tratto sollevarono all’unisono il capo: avrebbero voluto sprofondare nell’abisso più nero per non assistere a quel triste spettacolo che si profilava loro innanzi.
Un carro possente, di bronzo, enorme, alato, alto forse quattro metri e lungo almeno cinque o sei, trainato da robusti cavalli dagli zoccoli duri, con sopra un generale, un antico condottiero, e soldati o ufficiali in divisa militare, con le baionette spianate e pronte a far fuoco, sembrava uscito dal Museo del Risorgimento e incuteva un terrore puro nelle povere anime che si trovavano nei dintorni. L’aria era impregnata di urla e grida, la gente – turisti misti a persone del posto – si ammassava atterrita, gli occhi schizzanti fuori dalle orbite per lo spavento.
Professore, è questa l’Apocalisse?
Alex, mantieni il sangue freddo, sta’ calmo.
Al centro della carreggiata un enorme autobus turistico era rovesciato, il traffico impazzito era bloccato e numerose erano le vetture abbandonate coi conducenti che si riversavano in preda al panico per strada. L’atmosfera era squarciata dal suono del clacson di qualche automobilista in stato di shock, che in modo convulso e frenetico non staccava la mano dal pulsante.
Sulle loro teste roteavano schiere di soldati, coi loro abiti scolpiti, le carabine al petto gli uni, le lance, scudi e spade gli altri. Era davvero un esercito composito e disomogeneo: battaglioni che travalicavano i limiti del tempo e dello spazio si ritrovavano misteriosamente uniti, apparentemente senza un perché, così c’erano fianco a fianco legionari dell’epoca romana e cadetti dell’ultima guerra mondiale, diversi per foggia, costume, armi, eppure così compatti nel procedere.
Di colpo uno sparo fendette l’aria tersa.
È la fine!
Urlò un turista spaventato, i capelli diritti per l’orrore. Istintivamente tutti rivolsero il viso all’insù, cercando d’individuare il colpevole in quel plotone d’esecuzione, poi, eccone un altro. Sull’altro lato della strada, erano riunite più di una ventina di macchine, della polizia, dei vigili, dei carabinieri e dell’esercito. In fondo si stagliavano le ambulanze, ferme, immobili, pronte a dare il loro soccorso a quelli che si profilavano già eroi di una strana guerra tra mondi diversi, priva di un apparente perché e senza un preavviso.
Il colpo era partito da lì. Agli angoli delle strade la gente si radunava in gruppetti compatti, cercando di farsi scudo a vicenda, buttandosi disperata a terra, le mani intrecciate sul capo, anche il professore fu spinto al suolo proprio da Alex, riuscendo così a evitare una pallottola radente che, rimbalzata da uno scudo, era andata a conficcarsi proprio sul muro dietro di loro, una decina di centimetri più su delle loro teste.
Stia attento professore, per l’amor del cielo…
Dobbiamo allontanarci da qui.
Non ora, è troppo pericoloso.
Sì, ma il tempo stringe, non possiamo indugiare oltre.
Di nuovo l’eco di uno sparo, stavolta più lontano. Poi una raffica sonora di proiettili si abbatté come fuoco sul battaglione che, vorticando nell’aria, generava mulinelli di smog e cartacce, poi sbattute di nuovo a terra. Era tutto inutile, semmai pericoloso, i proiettili venivano spinti lontano dagli scudi sonori o dai corpi duri degli invincibili nemici, scalfiti, ma non feriti. Dall’alto qualche scheggia si staccò piovendo rovinosamente sulla gente sottostante: frammenti di ali, pezzi di tuniche, parti scomposte venivano a terra come una pioggia malsana. Nelle statue più porose il proiettile restava conficcato, come riassorbito nella carne dura, mentre negli altri casi scatenava solo un imprevedibile fiotto a zig zag che spesso andava a colpire proprio quanti dovevano essere difesi. Infatti, due metri davanti a loro, videro un uomo di mezza età accasciarsi a terra, la mano stretta al petto sanguinante. Le prime vittime innocenti iniziavano a piegare il capo impotenti andando incontro disarmate al massacro più totale.
Sulle loro teste al primo carro sospeso maestoso tra le nubi, si erano aggiunti cocchi trainati da puledri con pesanti cannoni che, stranamente leggeri, sfidavano – vincendo – tutte le leggi di gravità.
Per un attimo un lungo boato squarciò l’aria scura, poi un sibilo più netto, infine lo schianto. Una pesante granata, un ordigno in uso nella prima guerra mondiale, sfondò completamente le mura di una casa signorile là vicino, propagando all’istante un vasto incendio. Le fiamme alte e scure che si avviavano a lambire il cielo, tingendo di rosso scarlatto l’aria densa e rarefatta, davvero sembravano essere uscite dal libro dell’Apocalisse e numerosi erano coloro che, scalzi, erano scesi in strada coi rosari in mano, colpendosi il petto e raccomandandosi l’anima.
Dobbiamo agire in fretta, non c’è tempo da perdere!
Aspetti un secondo, vede quello schieramento laggiù? Si sta dirigendo freneticamente verso di noi, adesso è troppo pericoloso.
Giù, presto!
Per la seconda volta i lesti riflessi di Alex avevano salvato la vita al suo mentore.
Ti sono debitore…
Se ne usciamo vivi mi deve una cena…
Ti devo ragazzo molto di più di una cena, in ogni caso, avendo tu stesso messo la tua vita in pericolo per salvare gli altri.
Professore, non vede l’inferno che ci circonda? Avevo forse altra scelta?
Il professore gli strinse adagio la mano sinistra, facendogli avvertire una leggera pressione sul palmo: era il segno di una stima reciproca e di un rapporto di profonda empatia.
Intanto, sui loro capi si era scatenato lo scenario più orrendo che la mente umana, neanche solo lontanamente, potesse concepire. L’aria era satura di vapori e armi di ogni epoca e foggia rilucevano sinistre alla fioca luce dei lampioni. Ecco, all’improvviso, le prime statue, capeggiate da un Angelo forte e muscoloso, misero piede a terra. Da questa prospettiva era ancora più nitido il divario tra i due contendenti e la disparità delle forze scese in campo. Il poderoso angelo nero era alto quasi quanto due uomini, e sicuramente più robusto di due di grande stazza. I muscoli visibili sotto gli abiti stranamente leggeri lasciavano attoniti ed esterrefatti gli astanti che, pur se annichiliti dal terrore, non potevano fare a meno di notare l’estrema perizia degli artisti che li avevano creati dalla nuda e informe materia.
Forse era proprio questo che Lucenti voleva!
A cosa ti riferisci figliolo?
Al fatto che mai come ora sono balzate alla ribalta per la loro perfezione e sublime bellezza opere che, a torto, sono state relegate per secoli nella soffitta del dimenticatoio comune, anticamera di quella dimensione limbica che porta prima alla scarsa considerazione, infine alla totale rimozione. Lei sa, per esempio, chi sono gli artisti che hanno partorito queste maestose sculture?
Alcuni certamente sì, altri francamente no.
Vede, se persino lei che è un vero e proprio nume in ambito artistico, opera questa divisione tra noti e ignoti, grandi dell’arte e sconosciuti, si figuri il volgo, la gente comune. Io credo che Lucenti abbia voluto combattere una battaglia più grande, in nome di tutta quella fitta schiera di anime lasciate in disparte, dimenticate e sole.
Mentre Alex terminava di sussurrare queste parole all’orecchio del suo interlocutore, ecco, rapida come una folata di vento, una sagoma uscire dal mucchio e volare verso di loro.
Non posso crederci…
Di nuovo, incredibilmente per la seconda volta nell’arco di poco tempo, si era stagliato di fronte a loro in tutta la sua imponente figura l’Angelo coi chiodi, come se avesse captato quelle parole consegnate al soffio roco del vento, e con la sua presenza ne confermasse la veridicità.
Hai ragione, Alex, pare essere proprio così.
Temo che ci siamo cacciati in un bel guaio professore, guardi quei tre angeli là in fondo, stanno raggiungendo a gran velocità l’angelo di Lucenti.
Questi se ne stava immobile, il volto rivolto verso di loro, le ali chiuse sul dorso e il viso reclinato da un lato, non pareva minaccioso né in assetto di guerra, forse anche perché non aveva armi, per quanto un solo poderoso colpo di ala avrebbe potuto inchiodarli per sempre al muro. Alle sue spalle, invece, si erano già fatte più vicine scure sagome brandenti asce e lance.
Alex e il professore erano pietrificati per la paura. Quelle statue possenti, a distanza così ravvicinata dai loro corpi mortali, avevano loro gelato il sangue nelle vene, paralizzandoli in una ridicola paradossale immobilità. Quando tutto sembrava perduto per loro, mentre dal fondo continuavano a risuonare inutili proiettili, sparati da ambo le parti, in una scena generale di desolazione e distruzione, sulla strada già intrisa del sangue di innocenti, ecco la salvezza. Repentinamente l’Angelo coi chiodi aprì le ali, enormi, maestose, turgide, belle come la coda del pavone, simbolo dell’eternità, facendo così scudo alle loro fragili membra. Schizzarono ai lati frammenti di marmo reciso, provenienti da quella barriera protettiva contro armi improvvisate. E poi, di scatto, si girò, immenso e voluttuoso, la mano ad indicare il fronte opposto. Era un segnale di comando, l’armata fantasmagorica si ritrasse velocemente, ciascuno facendo dietro front, diretti al punto opposto a quello in cui si trovavano in quel momento. Quindi l’Angelo coi chiodi ebbe un nuovo brusco sussulto, si voltò indietro, stavolta le sue orbite cave parvero davvero scorgere e vedere oltre il marmo oscuro, il viso rivolto verso loro due; quindi, l’ala, che pochi istanti prima li aveva protetti facendo loro da scudo contro il fuoco nemico, ora era protesa in direzione di una misteriosa stradina sulla sinistra… pareva proprio indicare la via. Fu una frazione di secondo, poi, come un bolide in fiamme, tornò alla testa del battaglione inferocito, mentre dalle viuzze laterali nuovi mostruosi alleati di duro e levigato marmo andavano ad ingrossare le fila del misterioso e invincibile esercito.
La piazza era ridotta a un campo di battaglia, le macchine, rovesciate o in fiamme, improvvisate trincee, chi era in casa aveva abbassato serrande e controfinestre, barricandosi come in stato di assedio. Le povere anime malcapitate sorprese per strada cercavano come potevano rifugio in ogni pertugio aperto, citofonando alle palazzine circostanti come forsennate nell’attesa di un mutuo aiuto che, neanche in una simile situazione di pericolo, pareva venire. I medici e il personale paramedico procedevano con estrema cautela cercando di scoprire lo stato e le condizioni cliniche dei feriti: per alcuni non c’era altro da fare, il fuoco incrociato aveva reciso arterie o colpito organi vitali, altri venivano curati con fasciature di fortuna o portati a braccio alle più vicine ambulanze.
Sgomenti, il professore ed Alex, si fissarono per una frazione di secondo che parve loro un’eternità, gli occhi asciutti avevano impressi nelle pupille uno scenario di orrore e devastazione che neanche nelle previsioni più apocalittiche avrebbero mai immaginato.
Infine, recuperato un barlume di razionalità, muti e lesti sgattaiolarono indistinti tra la folla, seguendo la direzione indicata poc’anzi.
Professore, ci ha aiutati, ha visto? Ci ha difesi, facendoci scudo con le sue ali… Come è mai possibile? Sembra quasi ribellarsi alla profezia…
No, Alex, non è così, se ci pensi bene tutto è nel disegno oscuro e maligno dell’anatema. Se noi due fossimo morti, nessuno avrebbe potuto spezzare il maleficio, e allo stesso tempo l’anima di Lucenti sarebbe rimasta invendicata. Difatti, chi mai avrebbe potuto restituirgli l’anello oltre a noi?
Dunque siamo protetti, è questo il filo che le vicende devono compiere?
...


(...)

 

 

Angela Franchella, nata a Ortona (Chieti), è laureata in Lettere a pieni voti presso l’Università degli studi G. D’Annunzio. Ha conseguito la specializzazione per l’insegnamento secondario presso la S.S.I.S. “Raffaele Laporta” e un Master in Redazione Editoriale, oltre ad aver frequentato vari corsi di perfezionamento attinenti la propria classe di concorso; da sempre appassionata di letteratura, poesia e arte, attualmente insegna materie letterarie presso l’Istituto Card. M. Barbarigo a Roma.
Ha pubblicato, fra l’altro, la raccolta di poesie “Il sorriso del silenzio” (Ennepilibri, 2007), il romanzo “
L’Amore ritrovato - (Esta vez será para siempre)” (Cicorivolta, 2012)
e il saggio-rilettura critica dell’intera produzione bantiana “
Anna Banti, tra il silenzio e il grido. Percorsi esistenziali e di scrittura” (Cicorivolta, 2014).