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titolo:
"Segreti dalla Russia di Stalin"
- (romanzo storico)
collana
Ciconauti
autore: Angelo Vaccari
ISBN 978-88-32124-24-8
€18,00 - pp. 304 - © 2020



Nell'estate 1941 partiva il Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR), un contingente di oltre 60.000 uomini inviati da Mussolini a combattere sul fronte orientale, a fianco dell'esercito tedesco di Hitler, contro l'Unione Sovietica.

In copertina, soldati italiani durante la tragica ritirata dal fronte del Don.(Progetto grafico di Javier Guado)

 

 

Seconda Guerra Mondiale.
Fronte orientale.
Campagna italiana di Russia
.

I tedeschi e i loro alleati sono arrivati a Mosca senza quasi combattere, poi improvvisamente i russi attaccano e si ribaltano le cose. Moltissimi italiani si ritrovano circondati, caricati sui treni e spediti a est dopo marce estenuanti. Gli italiani del romanzo finiscono in Kazakistan, ma prima di arrivare al campo di lavoro e di morte di Spassk riescono ad evitare il peggio. Sopravvivranno in qualche modo, ma la guerra finisce e gli italiani non lo sanno, lo impareranno qualche anno dopo e cercheranno di scappare in modo rocambolesco.

 


La storia

Dopo che la Germania e suoi alleati, compresa l'Italia, attaccarono la Russia il 22 giugno 1941, nei 22 campi di prigionia nella regione di Karagandà (Kazakistan) cominciarono ad affluire i primi prigionieri di guerra, erano soprattutto tedeschi e giapponesi.
La vita in questi campi era molto simile se non peggiore a quella dei gulag siberiani, si differenziava dai lager tedeschi solo perché questi ultimi erano concepiti per eliminare i prigionieri.
I reclusi in Russia venivano impiegati soprattutto nella estrazione del carbone e della pietra. I prigionieri morivano per le temperature a meno di 40 gradi, di incidenti nel lavoro, di tifo e polmonite, di fame e fatica.
Seicento prigionieri furono giustiziati perché accusati di aver rubato cibo e vestiario, senza tener conto che stavano morendo di fame e freddo.
Nei vari campi di lavoro e soprattutto in quello di Spassk, in Kazakistan, furono internati circa 8.000 italiani, i 300 sopravvissuti furono liberati soltanto nel 1956.
Andrea Bordino racconta che nel campo 99 ci si alzava alle sei, alle otto ricevevano una specie di tè e qualche volta un pezzo di pane nero. Alle dieci e mezza mangiavano una scodella di miglio, un'altra alle quattro del pomeriggio quando era già buio, accompagnata ogni tanto da un pizzico di farina oppure da una patata.
A vent'anni, nel 1942, Andrea Bordino era stato arruolato nel Reggimento di Artiglieria Alpina ed era partito per il fronte russo come addetto al vettovagliamento. Nei giorni della ritirata e mentre l'ARMIR era circondata dalle truppe nemiche sul Don, cadde prigioniero insieme a suo fratello Risbaldo.
Entrò nei lager siberiani e poi in quelli della Mongolia, pensò sempre agli altri prima che a se stesso. Nel campo di Pactarol si prese cura di infettivi e di moribondi. Quando tornò in Italia non riusciva a dormire in un letto e si sdraiava in terra, poi bussò alla porta del Cottolengo di Torino e si dedicò ai malati con il nome di fratel Luigi.
E' stato beatificato il 2 Maggio 2015.
Pietro Ghione afferma di aver visto un soldato cibarsi delle carni di un prigioniero morto, lui era distrofico e spesso non riusciva a reggersi in piedi. In un certo periodo ha avuto dei foruncoli sulla schiena grossi come uova che quando si aprivano lasciavano un buco profondo.
Queste testimonianze sono avvalorate da molte altre.

"Mentre scrivevo questo romanzo correva l'anno 2018, guardando il telegiornale ho ascoltato la notizia che la Russia ha consegnato 100 spoglie di soldati italiani al nostro governo. Ancora adesso i russi stanno nascondendo le atrocità commesse ai danni dei prigionieri? Perché non li hanno consegnati prima? Le cento famiglie di quei soldati dovevano saperlo che erano morti, che non potevano più tornare!
Forse ci sono ancora dei nostri soldati, dei figli o nipoti di nostri soldati che lavorano come schiavi, che si sono nascosti per non essere internati, che vivono come selvaggi pensando che la guerra non sia finita.Forse ci sono ancora dei nostri soldati o loro discendenti, che hanno sposato donne russe e che vivono in quelle terre lontane sognando l'Italia.
E' incredibile, è atroce, ma potrebbe essere vero." (Angelo Vaccari)



 
 


Angelo Vaccari
è nato a Nonantola (MO) nel 1952. Dopo una brillante carriera in banca, arrivato in pensione, ha cominciato a scrivere romanzi storici.
Ha pubblicato La reliquia di Nonantola, Anselmo e l'Abbazia, Dammi un segno, La charta, Sangue fraterno, Vendetta, tutti premiati in svariati concorsi letterari. Da Cicorivolta ha pubblicato, nel 2014, Santa o prostituta? Matilde di Canossa e Nonantola (a.D. 1076-115), nel 2015, Lajos il barbaro (a.D 887-924),nel 2020, Fratello sole, sorella luna (San Francesco, 1200-1226 a.D.).