i quaderni di Cico
 
 

 

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titolo: "Una storia siciliana (d'altri tempi)" - collana i quaderni di Cico
autore: Cesare Gianotti
ISBN 978-88-97424-69-7
€ 14,00 - pp.325 - © 2013 - in copertina,“il ramingo”, by Sebastiano Bongi Tomà - (www.sbtphotographer.eu)


Palermo, Tredicesimo secolo. Nuovi e vecchi padroni tramano per mantenere il potere: Svevi, Normanni e Siciliani, sostenuti da Arabi, Giudei e Bizantini. In questa realtà multietnica, tre adolescenti, un arabo (Salha), un siciliano (Tore) e uno svevo (Rico), si trovano loro malgrado coinvolti in due crimini efferati. Rico altri non è che il giovane Federico di Hohenstaufen, orfano di entrambi i genitori: il futuro Imperatore Federico II°. Trascurato dalla nobiltà di corte, intenta a tramare per il potere, Rico vive tra le cucine del Palazzo reale e le strade di Palermo, dove trascorre gran parte del suo tempo.

 
 


Dopo essersi imbattuti, in città, nel corpo orrendamente mutilato di un giovane svevo, i tre amici sono testimoni, sulla strada per Monreale, dell’aggressione, per mano di due sicari, a una nobile normanna, Margot, e al suo futuro sposo, Guillaume, di madre normanna e padre siciliano. Gravemente ferita, riescono a metterla in salvo, sottraendola ai sicari che, dopo essersi impossessati del corpo senza vita del giovane, danno inizio, per ordine del loro padrone mandante del crimine, a una caccia senza quartiere per ritrovarla...

 
 

 

 

Brano tratto da: "Un storia siciliana (d'altri tempi)"

(...)

Mentre, in silenzio, consumavano la loro colazione addentando, alternativamente, il pane e la cipolla, si erano sensibilmente avvicinati alle mura della Ziza. Prima di raggiungerle, Tore imboccò uno stretto sentiero che si dipartiva da quello principale e si inoltrò fra i campi di grano. Raggiunsero, dopo circa un miglio, una rustica costruzione che aggirarono; giunti sul retro, si trovarono in presenza dell’ingresso di una stalla. Tore fermò il somaro ed emise un fischio modulato. Dalla stalla uscì un vecchio di bassa statura, con in testa un piccolo berretto rotondo di colore nero; era il giudeo, proprietario del somaro.
«Abbiamo con noi la persona di cui ti ho parlato, Isacco, dove possiamo nasconderla?»
«In fondo, dietro quelle balle di paglia» rispose il giudeo e si inoltrò nella stalla, seguito dal somaro e dai tre ragazzi. Scaricarono il cesto che conteneva Margot, dal quale salì un debole lamento. Lo liberarono dalle foglie poi, con precauzione, estrassero la giovane, sotto gli occhi esterrefatti di Isacco, e la adagiarono al suolo, su un sottile strato di paglia. Si trovava ancora nella stessa posizione di quando l’avevano infilata nel cesto. A fatica distese le gambe e stirò le braccia, parzialmente anchilosate. Isacco guardò i ragazzi e indicò la testa della giovane, avvolta dalla benda con cui, un po’ maldestramente, Salah aveva protetto la ferita.
«è stata aggredita, ha bisogno di cure e di riposo. Acqua in bocca, Isacco, la stanno cercando dappertutto.»
«Chi?»
«Guardie, e non solo. Ma non sappiamo per conto di chi» rispose Rico che, non volendo entrare in particolari e senza fare alcun accenno alla drammatica conclusione dell’aggressione, aggiunse: «Sarai ben ricompensato.»
Il giudeo, toccato in un punto sensibile dalla promessa del ragazzo, assentì, soddisfatto, con un cenno del capo, poi si allontanò, tornando poco dopo con una tazza di latte di capra appena munto, che offrì a Margot. La giovane non si fece pregare e bevve avidamente il liquido ancora tiepido poi, rinfrancata, si rivolse a Rico: «Dove siamo?»
«Ci troviamo in casa di un amico, Margot; qui sei al sicuro, non devi temere nulla.» Poi, in tono più confidenziale, aggiunse: «Resterai qui per alcuni giorni e quando avrai recuperato le forze ti sposteremo in un luogo sicuro. è in atto nei tuoi confronti una caccia senza quartiere. Ma perché ti stanno cercando?»
«Non lo so, Rico; so solo che volevano rapirmi. Questo l’ho capito dalle parole dei miei aggressori.»
Rico rimandò ad altra occasione tutte le domande che avrebbe voluto rivolgerle, poi concordò con gli amici un programma per i giorni successivi. Nonostante la fiducia di Tore nel giudeo, si dissero che non potevano lasciare sola la giovane, nelle condizioni in cui si trovava, per cui decisero che, a turno, uno di loro sarebbe sempre rimasto accanto a lei. E poiché lui godeva di una libertà assoluta e non doveva giustificarsi con nessuno, si decise che a lui sarebbero toccate le ore notturne, mentre Salah e Tore si sarebbero divisi quelle diurne.
Ma non solo. In attesa di sapere qualcosa di più da Margot, decisero che avrebbero condotto, per conto loro, delle indagini per raccogliere qualche informazione sulla vicenda. E cosa c’era di più appropriato che girovagare per i mercati della città e infilarsi in mezzo alla folla, tenendo le orecchie ben aperte per captare qualche notizia. A Tore toccò il mercato all’esterno della Kalsha, frequentato prevalentemente dalle comunità siciliana, sveva e normanna, mentre a Salah quello di Bahirù, dove le comunità araba, greca e giudea facevano le loro compere. Rico, invece, si riservò libertà di incursione un po’ ovunque...

(...)

 

Cesare Gianotti, nato a Ivrea nel 1940, dal 1946 al 1970 ha vissuto in Libia.
Laureato in Scienze Geologiche, rientrato dalla Libia, ha trascorso per lavoro sedici anni nell’Africa sub-sahariana, di cui quattro in Costa d’Avorio e dodici in Nigeria.

Ha pubblicato: “Il Crociato. La spada e l’usbergo” (Albatros, 2011), Una storia siciliana (d’altri tempi)” (Cicorivolta, 2013) e Prima di morire (Il castello spagnolo) (Cicorivolta, 2015) e Calma piatta a Flamingo's Bay (La città ritrovata) (Cicorivolta, 2016).