i quaderni di Cico
 
 

 

 

titolo non disponibile

 

titolo: "Ariel (delitto a Sestri Levante)"
collana
i quaderni di Cico
autore Lucio Figini
ISBN 978-88-97424-73-4
€ 12,00 - pp.160 - © 2013 in copertina, “Time”, acrilico e collage su carta, by Andrea Tarli.


Ariel è un’irascibile maestra delle elementari, con la dote particolare
di saper leggere come in un libro aperto nella testa e nel cuore
delle persone, vive e morte.
Michele è un giovane e innamoratissimo commissario
di polizia alle prese con uno scomodo caso di omicidio.


In diciassette giorni e un respiro
si consuma la loro storia d’amore, mentre l’assassinio di un anziano psichiatra li porterà ad imbattersi in una clinica dal passato oscuro e ad affrontare subdoli pericoli nascosti tra le pieghe della mente.

 

... e di Lucio Figini, leggi anche gli altri romanzi della trilogia, La discendenza dell'acqua,
Sopravvivere a un angelo oltreché FolleMente e Michelangelo il giostraio (e le donne)

 

 

leggi l'intervista a tutto campo di Giuseppe Iannozzi a Lucio Figini

Le sognanti fantasie dark di Neil Gaiman
e il realismo magico di Jonathan Carroll
in un romanzo spettacolare: leggi il commento
di Giuseppe Iannozzi

 

Ma da dove proviene la voce
che non smette
di parlare incessantemente
nella testa di Ariel?

- Prima o poi dovrai spiegarmi come fai.
- Non faccio nulla. Non leggo nel pensiero o altro. Semplicemente “provo” ciò che provano le persone
alle quali mi avvicino...

 
 

 

Brani tratti da "Ariel (delitto a Sestri Levante)"

 

I

“Potrebbero dirvi
che nelle pupille trasparenti di un morto
si legge il mistero dell’aldilà,
in realtà non è un gran vedere”.
O. Liuc

Primo giorno.
Ore 7:30.
Lunedì 11 marzo 2013. Via Penisola Del Ponente, Sestri Levante.
L’uomo di fronte a me non supera i sessant’anni. Capelli bianchi e barba accennata sotto il mento, una siringa a pochi centimetri dal collo. È coricato supino e una piccola goccia di saliva scende dal lato destro della bocca. Ovviamente è morto. Diversamente non sarei in prima fila.
Ebbene sì, anche in una cittadella marittima del Levante si muore. D’altronde la morte è una convinta democratica.
Sento di essergli inspiegabilmente vicina e lui a me. Per un attimo siamo un’unica persona.
Morire è una cosa seria, la vita invece è tutta da ridere. Qualcuno potrebbe obiettare, ma credimi: te lo dice uno che è morto.
Francesco. Non è il momento. Sono occupata.
Lo sai che non è vero che la barba cresce nei defunti? Semplicemente la pelle si ritrae.
Non credo che questa informazione faccia la differenza.
Questo è il tuo punto di vista, ma mettiti nei suoi panni.
Sai cosa direbbe uno psicoterapeuta?
A cosa ti riferisci?
A te nella mia testa.
Parli con la persona sbagliata. Odio il genere.
Forse li odi perché per loro tu non esisti. Non sei altro che una mia proiezione. Ho ancora bisogno di essere salvata e mi sono creata un angelo custode.
Non usare quella parola, per favore.
Ok. Un uomo che da un’altra realtà mi entra nella testa attraverso il sogno. Ma dai, è assurdo.
È l’unica spiegazione che ho. È come se ci fossero due mondi paralleli e una finestra che li collega. Io posso sbirciare attraverso questa.
Allora non sono pazza?
Non più di me.
Scusa, ma questo non mi tranquillizza.
Tra pochi minuti aprirò gli occhi e non troverò altro che una foresta vergine di fronte a me. Credimi, a volte preferirei non esistere.
- Tutto bene? - la voce dell’uomo, in piedi al freddo pungente, interrompe i miei pensieri e i nostri discorsi.
“È solo Francesco, l’amico immaginario che ogni tanto entra nella mia mente”, vorrei rispondere, ma non capirebbe.
- Certo. Tutto ok.
- Sicura che non è un problema?
- Me lo chiedi ogni volta. Non sarei qui, se non lo volessi.
L’uomo è Michele, commissario di polizia.
E io sono Ariel...

(...)


II


“Ci sono due cose che un uomo
non dovrebbe mai fare insieme:
uccidere e amare”.

O. Liuc

Secondo giorno.
Ore 18:00.
- Agli scogli?
- D’accordo, ma non riesco prima delle venti. Questo caso ha creato scompiglio in caserma - al telefono la voce di Michele è distante.
- Mi dirai. Abbiamo tutta la sera per parlarne.
- Mi sembrava strano. Per un momento ho pensato fosse un appuntamento.
- È un incontro di lavoro, dopotutto sono il tuo consulente investigativo, no?
Non è complicato trovarmi. Ceno sempre di fronte al mare. Sulla lingua di scogli vicino alla scuola di vela. Sulla mia sinistra il torrente Gromolo sfocia nella Baia delle Favole. Questa sera non è particolarmente sporco e come un innocuo serpente entra sornione nel mare.
Interrompo la mia abitudine solo nelle serate di pioggia.
Chiudo gli occhi e ascolto il mare. Percepisco gli odori, il vento sul viso, gli spruzzi sulla pelle. Mi siedo nell’ultimo scoglio, quello sulla sinistra, piatto e bianco, dalle striature scure. Io sono lì, in jeans, col sedere su un asciugamano e in mano una ciotola trasparente.
Il sole è tramontato da poco. Amo i colori del buio, le sfumature della notte.
- Posso? - mi chiede Michele.
- Siediti - gli passo una ciotola stracolma di verdura.
- Spesso dimentico quanto siamo fortunati - guarda nella mia stessa direzione. Quanto lo capisco, il mare è la mia vita.
Nessuno dice altro per una decina di minuti. Sembra stanco, ma dal suo profumo mi accorgo che è passato da casa.
- Novità?
- Poche. È un medico. O meglio era. Lavorava in un reparto di psichiatria per adulti in una clinica di Genova, ma questo già lo sai. Vita tranquilla, nessuna inimicizia, almeno ufficiale. Nessuna vita di coppia e pochi amici.
Finge di osservare un punto immaginario e aggiunge:
- Ti assomigliava.
- Sei simpatico questa sera.
- Il mio superiore chiede di risolvere in fretta. Non ci sono stati omicidi da dieci anni a questa parte e l’ultimo non è accaduto neppure a Sestri, ma a Leto. Tu non puoi ricordarlo. Un fatto alquanto misterioso, avevo appena finito l’accademia.
- È inerente al nostro caso? - indirizzo lo sguardo verso le luci di Cavi di Lavagna, evitando il suo.
- No, almeno non penso. Ma è una storia pazzesca. Una bambina, fuggita da una comunità socio - educativa di Pavia, porta le forze dell’ordine a un frantoio isolato, proprio qui nella frazione di Leto. Sono stati ritrovati tre cadaveri. I padroni del frantoio, padre e figlio, e un educatore che l’aveva accolta nella comunità tempo prima. Ricordo perfettamente la vicenda perché ha fatto il giro delle caserme. Il figlio strangolato, il padre dissanguato per un morso e l’educatore, di cui mi sfugge il nome, morto per varie ferite da arma da fuoco.
- Il ritrovamento di foto compromettenti in casa - continua - fa pensare a qualcosa di morboso subito dalla bambina, ma non si è mai capito cosa sia successo. Pensa che dal dna si è scoperto che tutti e tre gli uomini avevano un legame di sangue. Si sa solo per certo che l’educatore li ha uccisi.
- Perché me lo stai raccontando?
- Per nessun motivo particolare. Mi è venuto in mente. È successo una vita fa, non è inerente ai fatti di oggi. Era tanto per parlare.
- Tanto per parlare potevi startene a casa. Siamo qui per l’indagine.
- Che ti succede?
Succede che quell’educatore si chiama Francesco e non c’entra nulla con quella brutta storia, se non per aver salvato la bambina da quei due mostri. Io lo so, perché io sono quella bambina, non gli dico.
Mi guarda sorpreso. Non può capire, perché io non glielo permetto. Il mio nome all’anagrafe è Laura, il nome di quella bambina. Ma nessuno in paese conosce il mio segreto.
Non sentirti in colpa.
Se allora avessi parlato, spiegato come si erano svolti i fatti, avrebbero capito che tu…
Le cose sono andate come dovevano andare, ne abbiamo già discusso. L’importante è che tu stia bene e ti sia fatta una vita.
Se questa la chiami vita.
- Me ne devo andare?
- Scusa. Ero sovrappensiero - mi avvicino e gli do un bacio sulla guancia.
Ok, me ne vado io.
Michele vorrebbe di più, ma non ci prova neppure. Non sarebbe la prima volta che lo rifiuto.
- Come pensi di procedere? - gli chiedo.
- Te l’ho detto, il mio capo preme. Potrei semplicemente dichiarare un delitto per furto, ma non sarebbe corretto. Poi cercheremmo l’assassino, ovviamente, ma intanto calmerei le acque e i superiori.
- Come fai a essere sicuro che il furto non c’entri? A quanto pare ti fidi delle mie sensazioni.
- Certo, mi fido ciecamente di te - sorride - e in più sono stati rubati solo i soldi, non il Panerai da cinquemila euro al polso. Non ci vuole un genio per capire che il furto non c’entra. Senza contare il motivo del decesso.
- Messaggio ricevuto. Anche se ignoro cosa sia un Panerai.
- Un orologio molto costoso. Quanto tre o quattro miei stipendi.
- E c’è un’altra cosa - continua - il portafoglio non aveva impronte.
- E allora? Forse aveva i guanti.
- A parte che questo vorrebbe dire che era un furto premeditato con una certa attenzione e questo è già strano. Poi forse non hai capito: non c’erano proprio impronte sul portafoglio.
- Neppure quelle della vittima?
- No. Probabilmente è stato inscenato un furto, ma l’aver pulito il portafoglio ci dimostra che c’è qualcosa di più complicato dietro.
- Allora l’assassino ha fatto un errore.
- Se l’eccesso di zelo si può definire tale.
- Di cosa è morto?
- Avvelenato. Altro motivo per escludere il furto, salvo che l’assassino girasse per Sestri con una siringa di potassio e benzodiazepine, cercando un passante al quale rubare qualche euro.
- E questo mix può uccidere?
- Più o meno. Le benzodiazepine da sole no, almeno a quelle dosi. Ma il potassio sembra di sì. Stando al medico della scientifica può portare alla morte se iniettato direttamente in vena e somministrato rapidamente.
- S’impara sempre qualcosa. Prossima mossa?
- Visita alla clinica psichiatrica dove lavorava la vittima: Villa Maniero, struttura riabilitativa paraospedaliera. Sembra che fosse un collaboratore stretto del direttore sanitario. Un certo dottor Sgaravatti - mi risponde.
Il cielo è pulito e riusciamo a scorgere Santa Margherita, con il personale presepio di luci.
Si avvicina e copre con la sua mano la mia. Il palmo è caldo e la superficie del granito fredda. Mi sento in colpa. Verso di lui, verso di me, verso quella bambina di un lontanissimo passato, verso il mondo.
Sposto la mano e mi rifugio nelle profondità del mare. Quando ero piccola pensavo di essere una sirena, sognavo di immergermi nuda e di non riemergere. Come se solo il mare potesse lavarmi, purificarmi. Come se fosse l’unica via d’uscita.
- Ariel, mi spiace, non ce la farò ancora per molto.
- Spiace a me, ma se cerchi altro, Sestri ne è piena.
- Altro? Che diamine vuoi dire? Non voglio nulla se non stare insieme. Ci conosciamo da poco, ma non puoi negare che sia scattato qualcosa.
- Siamo insieme. Ci vediamo, mangiamo, ridiamo, passeggiamo sulla spiaggia insieme. Ma non chiedere l’esclusiva. Né sperare qualcosa in più.
- Sei fuori strada.
- Senti! Le cose stanno in questo modo. Sei una brava persona e non voglio mentirti. Faccio ciò che voglio, quando lo voglio. Se ti va di essermi amico comunque, ok. Altrimenti la scelta è tua.
Si gratta la barba incolta con le dita. Mi piace quando lo fa. Mi ricorda Francesco. Un gigante buono con i capelli lunghi e biondi, che torreggiava sulle persone e mi sorrideva con un’espressione dolce. Per la prima volta nella mia vita mi ero sentita protetta, sapevo che nessuno mi avrebbe più fatto del male.
- Ho già scelto, diversamente non sarei qui - la voce di Michele mi riporta su questa terra e Francesco ha la delicatezza di non farsi sentire.
- Non deve essere facile starmi vicino.
- Diciamo che ho risolto casi più facili.
- Non sei obbligato. Nel senso, non devi aspettarmi. Potrei non raggiungerti mai.
- Stai dicendo tutto ciò che di meglio si può dire a un uomo per demotivarlo, te ne rendi conto?
Ariel, sta arrivando qualcuno.
Mentre cerco di evitare i suoi occhi, le voci di due ragazzi in lontananza attirano la mia attenzione: stanno discutendo animatamente. Si avvicinano a noi dalla spiaggia. Percorrono gli scogli barcollando, con una bottiglia in mano.
Michele è assorto nei suoi pensieri e si accorge troppo tardi del loro arrivo.
- Guarda qui che bel pezzo di figa - dice il più grasso.
È vestito in jeans e ha una giacca a vento di marca. L’amico sta dietro, ma leggermente scostato. Ci bloccano la via del ritorno.
Le sue parole sporcano il mare. Quasi solide, sembrano galleggiare come olio sulla superficie. L’altro sorride stupidamente. Puzzano di birra.
Michele si volta.
- Abbiamo rovinato qualcosa? - continua l’altro - Guarda che se vuoi fartela, non c’è problema. Noi guardiamo.
Li ho seguiti. Quasi non riuscivano a camminare sugli scogli. Non spaventarti e ricordati cosa ti ho sempre detto: una sola mossa ma decisa. Nel caso il tuo amico commissario non sappia difenderti.
- Ragazzi, avete già superato il limite. In tutti i sensi - le parole di Michele sono risolute ma tranquille.
Quello a un metro da noi rutta e io sento il mare attorno a me pronto a inghiottirlo. Non ho paura, non qui.
- Io sono… - Michele nel frattempo si è messo di fronte a me, a difesa. Lo spazio è ridotto sugli scogli.
Non aspetto che finisca la frase. Lo supero. Alzo improvvisamente una gamba e con tutta la mia forza sferro un calcio nei testicoli a quello di fronte.
Cade seccamente, cerca di sedersi, ma trova un solco tra gli scogli e ci finisce dentro. Sangue che si perde nell’acqua, sangue che sporca la superficie. L’altro tenta di alzare la bottiglia verso di me, ma Michele nel frattempo è scattato e lo blocca da dietro senza problemi.
Tra le bestemmie di quello caduto tra gli scogli e gli urli singhiozzanti dell’altro, Michele li porta entrambi in caserma.
Serata finita male; per loro, intendo.
- Vieni.
Mi accompagna in ufficio, dopo aver affidato i due al poliziotto del turno di notte.
- Ma sei scema?
- Non è un modo romantico per concludere la serata?
- Non scherzo. Poteva ammazzarsi tra gli scogli. Si è ferito la gamba e la schiena ed è andata ancora bene.
- Erano due stronzi.
- Lo so, ma era tutto sotto controllo. Non mi hai lasciato neppure parlare. Si sarebbero fermati appena sentito che ero un commissario di polizia.
- E allora? Non ho bisogno di nessuno che mi difenda. E se tu non ci fossi stato?
- Non era necessario essere così violenta. Dovrei trattenerti con loro. Belin, hai iniziato per prima. Siamo fortunati se l’alcol in corpo non gli fa ricordare nulla domattina. Potrebbero denunciarti.
- Voglio vedere se un giudice condanna una ragazzina che è importunata da due ubriachi.
- Con te non si può parlare.
- Finito l’interrogatorio? Posso andarmene o mi arresti? - mi alzo ed esco dalla stanza senza aspettare la risposta.
E tu non hai nulla da dire?
Sono fiero di te. Anche se potevi mandare avanti lui.
Di fronte al mare non ho avuto la minima esitazione.
Non ho problemi sul fatto che potevano ammazzarsi. La vita, se si può chiamare tale da questa parte, mi ha cambiato. Ma devi sempre calcolare il minimo rischio per te.
Torno al mio appartamento senza rinunciare alla baia. È mezzanotte e la vista è stupenda. Io al centro di una corona illuminata, principessa di un mondo magico, barche di fronte a me per fuggire da questa realtà assurda e vecchie case piene di storie da raccontare alle spalle. Il sentiero della luna m’invita a un’ultima avventura, ma non oggi. Ho ancora voglia di vita.
In questo luogo sono nata. Non conosco altro del mio passato. Trovata in una barca sporca di salsedine.
Le luci sulla sinistra riaccompagnano i miei pensieri sulla terra, nella strada verso la collina, sulla destra invece si fermano al vecchio convento.

(...)



 



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Lucio Figini nasce l'8 febbraio del '71, laureato come Educatore professionale, sposato con Claudia e padre della splendida Giada, lavora da diciassette anni in ambito psichiatrico e come Formatore.
Ha pubblicato: "Essere sotto le parole", (poesie giovanili, Montedit, 2001), "Autobiografia di uno sconosciuto", (romanzo, Arduino Sacco Editore, 2009), "La fiaba della Buonanotte" (romanzo breve, Giallomania, 2013 e Youcanprint, 2014).
Per Cicorivolta, ha pubblicato i romanzi: "La discendenza dell'acqua" (2011), "Sopravvivere a un angelo" (2012), "Ariel (delitto a Sestri Levante)" (2013), "FolleMente" (2014), "Michelangelo il giostraio (e le donne)" (2015), "Il rumore di una lacrima (Le inusuali indagini dell'educatore Leonida)" (2016).

I suoi romanzi non seguono un genere specifico, ma in essi si raccolgono, contaminandosi, generi quali noir, giallo psicologico, mistery, fantasy, amore.