leggi l'intervista a Emidio Giovannozzi  

CICORIVOLTA®
EDIZIONI (L946)
PUNTO
COM

CICORIVOLTA (LIBERTÀ UGUAGLIANZA DIVERSITÀ) è un marchio registrato ®

 

p.iva 01110090451

 

BeatBadMiddius

INFO
 
 
Amici di Cico, ecco a voi 1 dei 101 libri più belli del MONDO: L'ELENCO UNIVERSALE DELLE COSE TRISTI, quale conferma di un geniale, contemporaneo autore: Italo Gilles Lasalle... scorri la pagina e vai alla scheda.  
© 2005/2009
"Nella storia dell'umanità il pensiero narrativo si è sviluppato a partire dall'esigenza fondamentale di sostenere le proprie azioni nel mondo per mezzo di un principio organizzatore, per dare senso all'esperienza, mettere in relazione gli stati psichici con la realtà esterna, coniugare il passato con il presente, proiettare il presente sul futuro, percepire gli individui come soggettività dotate di scopi, valori e legami...". (Maria Chiara Levorato, Le emozioni della lettura, Ed. Il Mulino)
 

 

senso, articolazione e struttura dell'ISBN a 13 cifre (legenda):

 
 
 
Pa & Pè in the fluorescent, brilliantly shining loop & trip
 

 

 
 
 
   

 

cicodove cicoquando

cicodovè

 

 

fotos

 

cicolibrerie

 

 
animazione by Phab Postini
 
o
CICORIVOLTA EDIZIONI PUNTO COM    
   

 

Cicorivolta è nato per essere libero, nel pensiero e nelle forme di espressione;

reclama ogni bisogno profondo dell'animo, fra vizi, difetti e virtù;

si nutre di vino, ragazze e canzoni, di energia e di curiosità;

vive nel rispetto trasversale di culture, di esperienze e di testimonianze;

crede nei giovani e nello sviluppo dei diversi orientamenti individuali (perché è convinto che questo sia un preciso dovere), ma crede soprattutto nell'uomo di ogni età e continuità mentale;

Cicorivolta promuove l'ironia che incita alla riflessione, il dramma che trapassa la coscienza;

onora l'eroe del mondo quotidiano, che attraversa i giorni e segue il fiato del tempo comunque sia;

il suo motto è LIBERTÀ UGUAGLIANZA DIVERSITÀ;

il suo sguardo è concentrato in avanti, ai dettagli e alle piccole cose, ai richiami dei giorni e delle notti, ai profumi della strada e del mondo fuori di casa...

(© 2005/2009 - tutti i diritti riservati)

 

Cicorivolta was born to be free, in thought and in the forms of expression;

he claims every deep need of soul, among vices, defects and virtues;

he feeds himself with wine, girls and songs, with energy and curiosity;

he lives in the cross-sectional respect of cultures, experiences and life reports;

he believes in young people and in the development of different individual orientations (because he deeply believes that this is a precise duty), but above all he believes in any-aged man and in mind continuity;

Cicorivolta promotes irony that urges to reflection, the drama that passes through consciousness;

he honours the daily world hero, who goes through days and follows the breathe of time, whatever it is;

his maxim is FREEDOM EQUALITY DIVERSITY;

his glance is concentrated forward, towards details and little things, to the calls of days and nights, street and outside world smells...

(© 2005/2009 - all rights reserved)

 

 

MANDA UN MANOSCRITTO A CICO, ma solo per e.mail , PERCHE' NOI CON LA POSTA di CARTA CI FACCIAMO...


(La poesia della settimana)

era l'anno nuovo
di baci e di parole
di sospiri di vento
e sorrisi a trancio di luna
ebete stranita curiosa
spenta solo nella luce
che non è la sua
era un tocco che non ti aspetti
una risata incline
un solleticar di pancia molle
fiera della sua espansione liquida
era questo respiro incredulo
di fretta di ritorno
di voglia e di incertezza
e chissenefrega
eri tu nella piega della pelle
nel profumo di quel che non si afferra
ed eri bello e candido
come nella prima volta
era un grido poi un riflesso
di pensieri di illusioni
e ancora una speranza
ti affogo bene bene
che tu non abbia da parlare
a voce alta
stai lì, sotto
che sembri morto
mentre io ti porto in spalla

una mano sulla coscia
tutta l'elevazione possibile
fino a toccare terra

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Come bocca di pesce i pensieri
Come fili di lama i sorrisi
Come acqua di cascata gli equilibri
Sei in grado di reggere il raggio del sole?
Morso di cancrena sottile
Crepa sul lago ghiacciato
Ho una stanchezza antica
unghie nere e un'aria sfatta
gravida come cavalla
Dialogo interiore e poi si muore
Sempre all'ombra della tua assenza
suoni vuoto come un fiasco
dopo nessuna festa
Volevo raccontarti la musica
nel mezzo di un prato
ma sono rotolata in un fosso
Solo nuvole, stelle e, a tratti, la luna
in una stessità senza profumo
e senza gloria
Tesa la pelle di tamburo
muove i passi
di una circostanza astratta
dove incontare la mia faccia
mette paura
Come bolla di sapone il respiro
Come il freddo di un tempio
vuoto di ogni dio
Come gomitolo di polvere all'angolo
lì sto io
a sporcarti l'anima
Ma tu ti svegli stiracchiandoti alla finestra
e con uno sbadiglio hai già chiuso la porta
Ma era l'ora sbagliata
finché poi ho smesso di rincorrerti
e il mio miraggio si è spento dentro al tuo
Cammino bene da sola
e voglio che tu sappia
che la luce di questa mattina
è tutta roba mia

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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LA VITA ALLA GOCCIA

ti parlo di pancia
come fossi il mio io zingaro e forestiero
chi sei che io amo?
riflesso di onnipotenza o pura verità soltanto vera?
chi sono io? ballerina di un tempo in punta su sogni costanti
freddo poi fame poi brivido
e tremito e fremito e gemito
scalza sui vetri in ginocchio su braci
nuda nel vento che c'era anche allora in un'altra stagione
piena piena piena
come il sole rigonfio d'arancio
che affoga in un mare di cubi di ghiaccio
come una luna chiara grassa e bassa
che tendi la mano a vuoto nell'aria
le ali hanno smarrito il grido dell'aquila
e non era cera, non era cera!
la terra non è sfera, ma di corallo
poi ci sono fiumi, pietra e io di cristallo
mi piace la notte insidiosa
l'amore nel pozzo
la vita alla goccia
appoggio il bicchiere adesso
la gola che brucia e una spina in un occhio
aspetto il sapore a riempirmi la bocca
mi lecco le labbra
... di solito è casa, qualche volta, stupore

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

mi hanno fotografato
pesato misurato
schedato registrato intervistato

scordati il passato
è come nascere di nuovo

il caldo è un segnale
un salto di continente

la realtà pertinente
sono spine ricurve
sono uova minuscole
embrioni di futuro

anche l'ombra
è schiacciata lavata

i ricordi corrosi
evaporano

è tensione di vapore
quella che altri
chiamano

metempsicosi.

( ©Tommaso Cioni - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Lontano dai paraventi

Ho spento una luce
Brucato l'ombra della tela
Sorriso, appesa al tuo giuoco
E concluso, aperta
Ai tuoi dinieghi, il concerto delle
Dita nel silenzio, alla mia maniera
Assonnata…

Estranea ai tuoi lamenti
L'anima mia lapida i confini.

E dentro la trincea dei miei deserti
Respiro assorta la fatica, la bonaccia
le parole assolte, spente
tavole consunte
Sui palmi aperti dell'attesa.

Sono albicocche
Queste parole di rosa
Languore, il sapore, l'impasto
Tenero e lieve, il suono
Dolce di uno spigolo di luce
Il filo di uno sguardo senza voce
Sono frustate di limo e sangue
Stridori di luce altera
Fragori di risa nel silenzio
Rincorse di spettri randagi
Folate di sciabole al vento.

( ©Adele Pedroncelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

ELETTRA

Ho il tuo profumo dolce
sulle dita mentre
la luna piena bolle
fumo di nuvole bianche
nel cielo notturno e la strada
che corre riflette
luci gialle catarifrangenti e penso
a Te che custodisci fra le gambe
la prelibata meta
di ogni mio quotidiano,
goloso percorso…

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

cade morbido
il suono del piano
nel mio abbandono
di sangue caldo
e nervi tesi,
non troppo lontano
non troppo vicino
Cage
cade
si adagia alle curve
note d'acqua
ed occhi chiusi,
sarà alla fine
nell'ultimo dito
stremato come ora
sarà il cadere
ultimo
sospeso
mai ultimo
mai finito,
non esiste fine
chino sul prato
odore d'estate
e il suono del piano
cade
e ancora con Cage
cado,
il suono del mio soffio
cade
con Cage
morbido
come sono
come sono stato.

( © Giuseppe Sanna - Tutti i diritti riservati)

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Giuseppe Sanna(La poesia della settimana)

Come sono bravo a cadere
adesso sono un tuttuno con la morte
e tu
la mia alleata perfetta

come sono bravo a calarmi
nei sotterranei dell'odio
angelo dalla sottana nera
consegnami la tua infernale benedizione

come sono splendidi i tuoi occhi
che mirano a profanare il mio ventre
che mi condannano a morte
che mi proteggono.

( ©Pierangelo Affanni - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

La croce a me dovuta

Preferisco impazzire
che vivere una seconda volta.
Evito di calpestare i fiori,
gioco a bocce con i miei occhi.
Mi nutro di carta straccia
inchiostrata da un alcolizzato.
Amo una donna come il mio secondo giorno di vita,
sono un perfetto gentleman,
sono un perfetto idiota.
Faccio sempre tardi a lavoro,
sarò un barbone coi fiocchi.
Non ho mai salvato una vita,
neanche la mia.
Ho lo sguardo rivolto verso il vuoto
davanti a uno specchio,
un giorno sarò pelle e ossa
attaccati con lo scotch,
intanto accumulo grassi
in attesa che il peggio si presenti,
mentre l'esercito del nulla
scava la sua trincea e guadagna altri
quattro metri
io
stacco un pezzo di cielo azzurro
e lo mando affanculo.

e lo mando affa( ©Vincenzo Blanco - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Lacrima, la notte, un sogno

Sfilo le parole
nella traccia
di un grido
che disconosco
Ho solo un velo
di note
sulla pelle
il grido rosso del tango
richiamo di sangue e fervore
calze sciolte
fra i nodi dell'attesa.
Nella lacrima della notte
il pensiero si dipana
l'aria si fa voce
e nella radura
dell'anima nuda
muove le dita
lenta, ad articolare
un battito di luce
Così
chiudo gli occhi
sul biondo filo
azzurro della sua
giovane impazienza
e rassegno
la mia persuasione
alla vita

( ©Adele Pedroncelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

FIN QUI

Un trancio d'arcobaleno si è agganciato alla luna.
In mezzo al blu torvo, non te lo spieghi.
Un passo indietro, cerchi il tuo bandolo.
Vita sazia, spregiudicata.
Hai pensato: eccomi.
Ma non eri.
Disciolta, la tua fame non ha più sapore.
Castelli su di te come ghirlande ai tropici.
Eppure, non c'eri.
Ti credevi fiamma e oro e brillanti
e, qualche volta, erba secca.
Ti credevi luce e missione.
Sei dado.
Giro di carte senza figure.
Mano morta.
Da lontano, da molto lontano,
fin qui.
Lucidamente fai surf sulle vette
giocoliere impeccabile
sopra il mare che bolle.
Hai chinato, un po', la testa di lato.
Ti sembra possibile?

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

L’ombra

negativo di me mio vuoto
in proiezione mi copia con inediti
profili tagliati nella luce - se dal
di fuori la spiassi mi direi sono
io quello?
pulviscolare ha i contorni
del sogno e i suoi fòsfeni
si spezzetta se riflessa inafferrabile
fantoccio mi diventa
pure mio vuoto mia metà
che estinta con l'ultima sua luce
rientrerà nel corpo-contenitore
unificata con la terra - senza un grido
tutt'uno con la morte -
senza perché - solo ombra

erché – solo mbr( © Felice Serino - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

A Dino Campana

Il vento spaventa di risposte
I miei consigli ripetuti
Alle ore vuote di questo sole
Prosaico di novembre
Passi affaticati nella notte
Di un giorno che, a stento,
Sveglia le colline
Morte sui clivi boscosi
Sugli argini ombrosi
Nelle nebbie pallide e azzurrine
Coltri farinose e densi vapori fluviali
Che spaventose imprese di notti confuse
Circondano i crepuscoli sbiaditi
Del sole in divenire, addio,
Al dio del mare che sprofonda
Il denso azzurro di un liquido
Ombreggiare
Cautamente allontano
Per non frangere flutti impetuosi
Porcellane di bambole pallide
Di rosa mani dipinte
Porcellane di mani sbiancate
Di smalti trafitti
Anni di ardori, dolori, pallori
Fragilità a perire, folle Dino, a inveire
Rabbie da urlare, Dino
Che dolce impaurire
Di furie incomprese
compresse
Denso batte
Nella notte
Sento i passi
Che botte
Sento e perdo
I pensieri
Nelle fughe di un lontano arpeggiare
Le corde dei timpani appesi
Le chiese rinchiuse di cere
Le voci dei pazzi a sfinire
Fragile anima a rotti di agire
Sfinimento di sensi
Di parvenze assopite
Nei luoghi comuni dei monti, dei fiumi, dei prati, dei mari…
Di fughe, onde, braccia, ponti, strade, notti, luci…
Anime stanate…

( ©Adele Pedroncelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Ai Poeti alla finestra

Cadranno uno ad uno
i vostri sogni
dentro pregiudizi ritagliati
su misura
avamposti della vostra paura.

E faranno rumore
alzando nuvole di polvere
e di idee claudicanti.

Voi bulimici della parola
che vi arrampicate sui versi
per scivolare nei deja-vue
di una poesia anoressica.

Voi che dondolate
fra i teorici della giustizia divina
ed i pratici della giustizia sommaria.

Voi che masticate la storia
come un cibo avariato (dal tempo) e
non vi accorgete che le rivoluzioni
passano
molto più in là del revisionismo accademico.

Voi che non sapete ancora riconoscere
l'odore fedele a tutte le miserie
quel dolore in retroguardia
di un'umanità depredata
dei propri bisogni.

Non state alla finestra
mezzadri del potere
il vostro guardare
è colpevole.

( © Paolo Lazzini - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

VEDI?

Il buco della cintura è sempre quello, l'ultimo,
ma la gravità del tempo disegna sulle mie forme
rinnovati profili e il tatto affonda in una
morbidezza nuova e secolare.
Eppure resto esile e nervosa
ad affacciarmi a un giorno che non fa distinzioni.
E' un corpo reduce che ancora conserva una grazia, invidioso
di una solidità ossuta e bambina.
Solo i seni resistono orgogliosi, rigonfi della ruvida
presa delle tue mani ingorde e della mia voluttà.
Morso di barba irsuta, grido di puttana esule e consapevole.
...
Sono uscita in una notte finalmente chiara
con l'aria che respira e il vento che c'è, ma non si vede.
L'odore fitto della pioggia mi smuove
un brivido a rallentatore,
una pozzanghera riflette bagliori
notturni che sanno di vero e di pianto e di liberazione
e di quiete e ... basta.
Tra il rotolante fruscio di una foglia secca
- così poetica nel suo accartocciarsi caldo e marrone -
e l'indecisione di un verde cauto più in alto,
mi accorgo che i miei capelli danzano frivoli a una debita distanza.
Non ho freddo,
posso sorridere e godermi lo spettacolo
al centro di un tutto che mi ammanta nella mia totale
estraneità ai fatti e indiscutibile impotenza.
Sono sola, le mani in tasca,
gli stivali arroccati sul ghiaino fradicio,
le gambe immobili e nessuna paura.
Gli occhi s'ingozzano di nitidi contorni nel riverbero estatico
di un panorama pulito, essenziale, semplificato.
I polmoni compressi dilatandosi strizzano il cuore
che s'agita di un tremore sordo e sconfinato,come il cielo
che intravedo tra un rombo di nuvola in vestito da sposa e le stelle
a orlarle una severa acconciatura.
Non ho rimpianti, non ho passato, non c'è futuro, né desiderio ...
languido, contemporaneo ed eterno, tutto sfila in un solo fiato.
...
Vedi?
Con calma, a poco a poco, io cerco di tornare.
A lungo sorseggio il tuo bacio della buona notte
mentre un po' di saliva mi s'incastra
sul mento e punge come in un graffio.
Sono alla fine di tutte le storie e appena all'inizio di un'altra.
Mi passo una mano sull'anima, beve la terra digiuna,
di poco saziandosi come in tempi duri di dopoguerra e carestie.
Sei gentile a esserci.
Mi addormento pensando all'aroma di un buon caffè,
forse, domattina.

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Libertà

ma è la liberazione
di/da un mondo incipriato

danza di fenicotteri ubriachi
orgia d'acqua senza diga
euforia d'un evaso

scrivere senza gravità

( ©Eleonora Roaro - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Ho sentito

Ho sentito le mie parole
rotolare nel deserto
pieno della stanza.
Ho acceso gli sguardi,
confuso gli anni, slacciato
i bottoni dell'inverno.

Ho sentito le mie parole
masticare carne e modellare vento
di altrui pensiero.
Rimbalzavano, lame leggere,
a tergere il velo di un pudore antico
insidiose, ma innocue a un tempo,
diverse eppure le stesse
perle sciolte
dal filo rimosse.

( ©Adele Pedroncelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

JAMMIN'

Io non ci sono,
tu non ci sei più.
Ci sono solo le nostre ombre
come candele spente
sulle strade abbandonate del Jammin',
mentre un vento che sa di Jack Daniel's
scompiglia le pagine di centomila voci, illeggibili ormai
ed è sola la sedia
dove appoggio la schiena e scrivo
questa specie di allegra buona notte
dedicata a te.

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

COME UNA LACRIMA

Aggrappato agli specchi dei tuoi occhi
scivolo via come una lacrima del tuo dolore.
Attraverso il tuo dolcissimo viso
ristagno su un angolo della tua bocca
un tappeto di rose steso sulla tua faccia.
Gocciolo sui tuoi seni delicati
contenitori del liquido della vita
ai quali starei attaccato fino alla morte.
Invece, in caduta libera,
atterro sul tuo magrissimo ventre
frenando la mia corsa
contro la siepe nera del tuo sesso.
Infine precipito sul pavimento
abbandonandomi ai tuoi piccolissimi piedi
che leggeri vanno via
mentre il tuo volto è già illuminato
da un nuovo bellissimo sorriso.

( ©Gennaro Morra - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

CANARINO E CATRAME

L'azzurra presenza del foglio
adombra il riverbero della sera
ai vetri appesa, nel rimembrare steli
d'erba e noci d'asfalto, scorticate al suolo.
Modellammo così come catrame, caldo e denso,
il mantello del nostro amore maturo, canarino
il frullo, leggero come il tempo ch'è trascorso
e non importa la sorte…
Canarino e catrame, il giallo e il nero.
Tenera piuma nell'incavo dei grani nodosi.
Oltre il prospettico apparire, parametri spaziali
sensazione propria e volontaria,
altro percepire, oltre il vedere
l'intuizione di un orizzonte aperto,
interpretazione che il senso è sconcerto
e le mani, parole, aperte sul precipizio
del dolore.
Non è mai perfetto questo amore
di giunchiglia schiusa.
Mi ha chiuso il passaggio, la strada è deserta.
Nessuno sa il disincanto,
che il disincanto spiace,
così spiace lo sguardo che scivola sui muri
e tace.
Neri coriandoli dileggiano
lo schermo piatto della sera.

( ©Adele Pedroncelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

COTTA O CRUDA

boh
una vita e tante cose come nessuna
è uguale cioè che fa lo stesso
menzogna o verità o delirio o sogno
magari ... pazzia?
realtà come confusione
confusione come unica realtà e poi...
mi si spezzano le unghie, così, senza un motivo
capisci?
ieri mi sono vista i primi capelli bianchi
non ha nessuna importanza ma ne ha
ecco, quando non si ha più voglia di essere soli
sappiamo di esserlo, sempre
butta giù
butta giù la linea butta giù il pensiero
butta giù la grappa dal bicchiere
butta giù le membra sul divano
butta buttati giù
in fondo
sotto
di più
ancora e poi ancora
e poi ancora un attimo
non ci voglio restare qui
voglio niente
voglio troppo
tutto
bambina cattiva
brutta e cattiva
tutte le strade portano da nessuna parte
adesso muoviti e dimmi da che parte stai

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

( STORIA DI UN ATTIMO )

Una volta ho cercato i tuoi occhi
e li ho trovati nei miei.
I tuoi occhi distratti
da tutti gli uomini,
dentro i miei occhi.
E tu non avevi Nessun Nome
e il mio nome era Nessuno.
Ti ho vista, attraverso i tuoi occhi.
Una volta, per un attimo solo
io ti ho vista.
Mentre pensavi a tutti gli uomini.
E pensavi a tutti quelli.
E a tutte le altre cose.
Come a un cielo basso.
A un cielo basso e a un sole piccolo piccolo.
Lontano da te. O troppo addosso a te.
Oppure non pensavi a niente, va bene, come vuoi.
E a nessuno.
E forse non eri neanche tu, no. Non eri tu.
E sarà per questo, se non ti ricordi adesso.
Se non ti ricordi già più.
Ma quella volta, per un quarto d'ora,
ho avuto i miei occhi nei tuoi.
Quando tu non avevi Nessun Nome
e il mio nome era Un Attimo.
Ed era anche Nessuno, il mio nome.
Poi ti ho pagata e sono uscito.

Mi hai baciato sulla guancia e sono uscito.
A telefonarti un sorriso.
E a dirti grazie.
Quasi fosse Amore
già da un mucchio di tempo.

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

TALASSICO RESPIRO

L'arenile arrendevole
arretra alle sue ronde,
pittore e poi scultore
lo soggioga e lo modella
e di nuove geometrie
decora coste e dune.
Vani supponiamo
presidi nell'attesa e,
mentre la costanza
non è una sua virtù,
conosce tregua solo
colui che guarda altrove.

( © Vittoria Soranno Fanelli - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Sono qui

Sono qui immobile
che scrivo parole,
scavo nell'anima,
descrivo emozioni,
e righe sempre più nere
prendono forma
come se avessero ali leggere.
Sono qui da sola
che scrivo di me,
mi cerco nel silenzio della notte
con quell'attesa dentro,
con quel morso,
con quell'ansia che alimenta la fantasia.
Mi fermo a momenti,
persa nel dubbio,
lascio andare il sogno,
mentre il desiderio cresce,
sale, avanza, mi consuma.

( © Carina Spurio - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

GENTE MONDO

Oggi aria celeste.
Cielo, grande pizza blu
con mozzarella nuvole.
Zingari amici
fiume bagno nudi.
Bambini e cani
gioco piccoli animali fuori e dentro,
sopra e sotto roulotte.
Agnelli NO sangue colano,
festa carne pulita.
Tramonto,
sole gonfio pomodoro/papavero.
Oggi scrivo poesia,
sigarette acquavite silenzio
musica di tromba e quella
dicono fisarmonica.
Rumore di tempo non esiste più,
io non sento paura di morte ma vedo
lampi di fumo e donne,
occhi di lupe che ballano uomini
e birra moretti davanti a fiamma che sale.
Questa notte fuoco di stelle,
musica di vita
con luna storta che guarda,
nostra piccola festa
Rom.

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

SENZA DOVE

Con la pistola puntata alla tempia, la pistola puntata alla tempia...
E' un metallo che brucia mentre raggela.
Cola in gola come fiele, ma non è paura.
Sposta quell'arnese che c'è ancora qualcosa da vedere in giro.
Ho i succhi gastrici un po' incazzati e una strada deserta da percorrere
... oltre, ancora oltre, non arriverà nessuno.
Nel non luogo della mia mente è cresciuto il tunnel
... era incastonato nella brina ghiacciata nella stagione del silenzio
e farina in cielo fin dove l'erba cresce, dal basso.
E farina densa in un cielo che perde di dignità.
Sei stato tu? Sei stato tu?
Dimmelo, lo voglio sapere.
Ho una pistola puntata alla tempia e di te non vedo che un'ombra.
Spostala, sposta quell'arnese che c'è bisogno di un po' di vita
da smerciare sottobanco ché i grandi della terra non abbiano
sogni tranquilli da fare.
Ti senti forte oggi? Ti senti vero?
Guardati, mi fai ridere ... non così, per dire, ma per davvero.
Cacciatela in bocca la tua canna sfavillante, pisciati addosso e trema
e confessa, dai su, confessa che non ti fa poi così schifo vivere.
Ho fatto un giro senza sole, una capriola stanca senza vertigine.
E' troppo freddo per i significati,
c'è troppo grigio per un ballo in maschera.
Non ti diverti alla festa?
Eppure dovresti, è come un bel pacco di natale.
Ho la schiuma alla bocca e sapore di sale.
Con una pistola alla tempia, una pistola alla tempia,
so esattamente dove si trova il mare.

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Niente è come sembra

quaranta quarti d'ora
o giù di lì col volume
a tutta birra fino a quando
la razza della sventola colpisce
il piatto che fa gong e bussano
pugni neri alla porta e le foglie
di ficus cadute risalgono
sui rami spogli e le mutande
rientrano sulle cime
delle orecchie per darsi
una specie di contegno, ché il fischio
rumoroso del vento
fuggito via e dei suoi
venti orchestrali ha scosso
il bicchiere colmo della
ragazza della
porta accanto, cambia
disco, metti
un jazz, che c'è
lei…

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Un senso

Sono come un giardino d'inverno,
scolpito sotto la coltre.
Sono come amaranta di sera
che si chiude in preghiera.
Posso esser farfalla
che sa vivere un giorno
lamentando lo strazio
del tuo non credere.
Desolazione desolazione
fedele compagna,
raccoglierò le vesti
saluterò il fringuello
e lascerò che vane parole
diano un senso a questa
dipartita.
Un senso a questa… condizione.

( © Tiziana Zago - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

PREDA RIDENS

un rotolare di sassi non passa
per il punto sguarnito della coscienza
ma s'impiastra di fango e i segugi dai nasi
umidi al vento di mille
voci di cacciatori che soffiano
per i canaloni ciechi non sentono
fra le canne d'India la preda,
agile bestia calda nel solco
di muschio e terriccio avvezza
all'eternità degli occhi, dea
fra le querce secolari, che di balzo
in balzo fugge risalendo verso
la luce del nulla ovattato
di nulla e dall'alto
degli scoli di un varco svanisce
quando ride senza
vera salvezza nei secoli
iena dei secoli,
amen.

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Vento

Ho disperso le sue ceneri nel vino
Ma il sangue che scorre lento tutt'ora
Non può nemmeno assomigliarci.

Ho affogato ogni supposizione (le mie certezze)
Ma Rancore è un rettile orribile
Che traccia penose sofferenze

Ho lasciato tempo al tempo
Troppo tempo al tempo,troppo
Ed ora so che:

soltanto il vento può sussurrare ai campi
il dolore della città di pietra

ascolta parlare il vento nelle sue più fragili poesie
quand'è seduto sul campo bagnato
e si specchia in gocce di pioggia (lacrime di Dio)

o quando s'alza fulgido e tempestoso,mai domo
e sibilano allora i vigneti
e gli ulivi maestosi

ascolta parlare il vento nelle sue più languide filosofie
che possono donare calore ai tuoi occhi gelidi
ora senz'anima.

( © Nicola Lotto - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

SOTTO I PIEDI

"Alla fine ciò di cui ognuno
di noi ha bisogno è solo essere accettato
per ciò che è"
...
E' vero!
...
Allora tengo gli occhi aperti,
le orecchie tese, la bocca spalancata.
I capelli sparati, le mani morbide,
i capezzoli impennati.
Le braccia come sulla croce,
le gambe come in sala parto.
I pensieri a tutto tondo, il comprendonio a 360 gradi.
Il cuore, cazzo, il cuore a 10.000 pulsazioni al secondo.
I sogni alti e arditi all'ennesima potenza.
I muscoli attivi.
Ecco, sono pronta.
...
S O N O P R O N T A !
...
onta onta on ta ta ta ta a ... ah!
...
Alla valle del vento ti puoi
abbandonare sul crinale ruvido della collina
dove la terra ti svanisce sotto i piedi.
Alla valle del vento
il giro fiero e prepotente dell'aria ti sostiene
più soave di un cuscino di piume.
Alla valle del vento
ti lasci andare e stai sicuro.
...
Mi portano via ... di già.
...
Assolutamente immobile, la saliva
fioccante spiaccicata alla ganascia,
ho galoppato sull'assurdo più libera di un re.
Le luci non mi piacciono più come prima.
...
Scusa, mi hai vista?
Scusa?
...
Che cazzo vuoi da ME?

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

TROMENTO

scrivila te una poesia,
che di solito le poesie fanno cagare,
uno mette in fila due stecchi di rima e si crede
inventore dell'anima e del senso, perciò,
scrivila te, che sei bella ispirata e sensuale
e credi ancora che scrivere poesie giustifichi
il lato cattivo con quello buono del vino e sai
di profumo e di vento e di sabbia e di polvere
e di nuoto e acqua densa e tromento,
hai capito bene, sì, ho detto proprio così,
perché mi invento le parole,
tu schiacciati una noce, e non far caso a tutto,
prendi l'arnese che stringe e spacca e apre
e schiacciati una noce e poi dimmi se non c'è
poesia dentro una noce che sembra
forziere naturale
di un culo, un intestino
o alla fin fine di un cervello da gallina,
guarda, senti, vedi laggiù in fondo?
due nuvole si sono separate
- che sciocche! -
e ora una sta venendo in qua
mentre l'altra si è fermata
a guardare,
te.

( © Javier Guado - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

STANDBY

Stanca...delle luci dei suoni del dover fare che spalancano le porte ad un giorno che non ho scelto di voler vivere...si dovrebbe poter scegliere quando vivere...standby...stanca della notte lunga e abbagliante che non necessita di un'alba a venire,chiede solo di viaggiare rapida e indeterminata...leggera e unica...fino a quando non ne ho abbastanza...poi magari saltare un secolo.
Stanca,ho due ore del cazzo prima di tornare a fare quello che si pretende io debba fare e fare bene e essere presente e esserci,ma non ci sono...provo a bussare alla bocca del mio cervello,gli smollo un pugno dritto nello stomaco,un calcio nei denti...niente,non ci sono,pappa.
Sguaiata sul divano controllo due lancette metodiche e ossessive che ignorano tutto di me...dalla finestra socchiusa un nugolo d'aria polverosa viene ad appesantirmi queste gambe aperte come lo sapessero ancora prima che io lo possa capire.
Gli occhi si chiudono,per rispetto si direbbe,invece no,si chiudono e basta per vedere ciò che a loro fa piacere vedere...succede solo così che facciano piacere anche a me.
Lui aveva un sorriso bieco per nulla spaventoso e un'aria infinitamente losca con una punta di dolce proprio nel mezzo...mi si è stretto e bagnato subito proprio quel punto lì,sta in mezzo alle gambe la nostra unica anima.
Mentre gli aprivo lo sportello della macchina i nostri corpi erano vicini molto molto vicini e un odore che conosco senza riconoscere mi si è avvampato addosso...ero sudatissima,certa di puzzare persino,ma non c'era altro modo,nessun altro modo di rivelarsi o di nascondersi o di coprirsi o di cambiarsi...ero esattamente come ero in quell'istante dopo il caldo delirante dopo l'alcol a litri dopo il ballo frenetico ed estasiante...dopo.
Mentre guidavo senza sapere dove dovessi portarlo pensavo solo che eravamo perfetti, eppure quando quella voce bassa e quasi litanica ha spaccato il ritmo del mio pensiero dicendomi di voler restare ancora con me,quando la febbre ha raggiunto il contagio,mi è sembrato che stesse accadendo a qualcun altro...qualcuno che non poteva essere altro da me.
Mentre sapevo con certezza dove stavamo andando mi sono eccitata talmente che era come un bagno turco,una traversata a mezzogiorno nel deserto,una pesca talmente sfatta da non tenerla in mano e che sbrodola dalle labbra copiosamente con rigoli polposi lungo tutte le dita e il rivolo più impudente giù fino al gomito.
Stanca delle cose che amo e che non durano mai abbastanza,sono ancora sul mio divano a pancia sotto e la faccia soffocata fra i cuscini...le gambe sempre aperte hanno agguantato e stretto la mia mano,le dita sembrano essere affondate in una pesca troppo matura per essere mangiata,meglio berla,il respiro non mi fa respirare e l'aria è ferma fuori dalla finestra e non osa più entrare...solo due infernali lancette del cazzo hanno segnato il tempo di un giorno che avrei scelto di non vivere e,una volta di più,ho fatto tardi per i vostri piani...unica intima soddisfazione mentre,senza esserci,vengo dove avete stabilito io debba arrivare per fare bene.

( © Giorgia Monti - Tutti i diritti riservati)

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(La poesia della settimana)

Burattino di Carta

Seduto davanti alla tv
a ingrassare di notizia
guerra o pace che t'importa?
Così ti viene data.
Sentimi dentro
Sentimi, fuoco:
ho visto brillare negl'occhi
arditi di medaglie
al valore
mille croci e mille
distese lungo
la Collina di Farfalle.
Ho visto bambini, ad est
dopo gli scoppi
Di macinasangue
Pieghe di mani, e cristalli,
e piedi, mura distrutte e piaghe d'infami,
latte rosso sul fiume
secco.
E sentimi dentro
(ho sentito gridare)
tu, sentimi fuoco
imbecilli, vili parlare
piene le pancie
di Cola ed hot-dog
agnelli latrare
ai Banchetti di Pace.
Per i venti che soffiano
Tra pareti senza finestra
ho visto i miei figli morire
altri figli scivolare
Su uno sputo capitale.
Sentimi
Dentro
Tu, sentimi


Fuoco.
Grida con me.

( © Giovanna Mulas - Tutti i diritti riservati)